I quattro Maestri

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I quattro maestri                                                                     di Vito Mancuso    (Prima parte)

Il vero maestro è colui che genera libertà.                                    Vito Mancuso

     Sulla scia del filosofo Karl Jaspers, Vito Mancuso, autore del poderoso saggio (di oltre cinquecento pagine) I quattro maestri (Garzanti editore) afferma nelle prime pagine che oggetto del libro sono quattro grandi figure di maestri, Socrate, Budda, Confucio e Gesù, che hanno contributo, nel corso della storia, allo sviluppo del pensiero umano. Le loro «personalità decisive» hanno avuto una straordinaria portata storica molto importante per estensione e durata. La loro saggezza illumina ancora oggi l’umanità.

  I quattro personaggi storici sono maestri di vita, coloro che ci insegnano l’arte di vivere, ci influenzano e ci aiutano a trovare la risposta alla domanda basica dell’etica e della spiritualità: come dobbiamo vivere per dare un senso alla nostra esistenza, per conferire significato, direzione e sapore alla vita e per raggiungere la vera felicità? Di fronte alla confusione etica e teoretica dei nostri giorni si ha maggiormente bisogno dei grandi maestri del passato e soprattutto  della loro saggezza. Però da questi maestri provvisori, che non hanno allievi come gli istruttori e i professori, ma discepoli, occorre liberarsi, emanciparsi per diventare autonomi, indipendenti.

Nel I capitolo l’autore dichiara che l’obiettivo del libro non è quello di diventare discepolo né del greco Socrate, l’educatore, né dell’indiano Buddha, il medico, né del cinese Confucio, il politico, né dell’ebreo Gesù, il profeta, ma quello di acquisire conoscenze e motivazioni per diventare autori sempre più consapevoli e responsabili della nostra esistenza. Ogni essere umano ha bisogno per la sua esistenza di tutte e quattro le dimensioni: di educazione intellettuale, di guarigione, di socialità, di motivazione a lottare per un mondo più giusto.

Socrate, maestro dell’ironia, ha dedicato la sua vita a insegnare la virtù e questa impresa educativa era per lui il bene supremo dell’uomo e ad essere maestro di umanità, un educatore alla vita secondo virtù, il cui obiettivo era il singolo individuo, in quanto produttore di pensiero e di autenticità esistenziale.

I due pilastri concettuali fondativi del messaggio di Socrate sono la virtù e l’anima, cioè la coscienza morale che va nutrita e curata tramite la virtù. Il filosofo greco ha vissuto la sua missione educativa come vocazione divina; infatti nel processo dichiarò: «Il Dio mi ha insegnato di vivere filosofando…e mi costringe a far da levatrice». Nell’azione pedagogica, infatti, partendo dalla consapevolezza di non sapere, Socrate si serviva dell’ironia e dell’autoironia, come espedienti metodologici, per dialogare con gli avversari lasciando a loro la fatica dell’argomentazione.

 Socrate fu un educatore, che viveva del contatto sociale, un insegnante dell’anima che, attraverso la maieutica, intendeva portare alla luce la verità che ognuno potenzialmente possiede. La sua azione pedagogica mirava a insegnare agli esseri umani a «conoscere se stessi», entrando nel profondo dell’anima, e a prendere consapevolezza, attraverso il dubbio e l’interrogarsi persistente, della loro ignoranza, «a saper di non sapere», a liberare la mente dall’ignoranza. Egli fu il fondatore della filosofia morale che aveva come scopo la virtù, la cura dell’anima, della propria interiorità nutrendola di giustizia, di onestà e di  coscienza pulita. Secondo Aristotele, Socrate «nelle questioni etiche cercava l’universale e fu il primo che fermò il suo pensiero intorno alle definizioni».

Il contributo più importante per Socrate consisteva nel ritenere che la virtù è sapere non solo come dominio intellettuale di alcune nozioni, ma anche e soprattutto come capacità di guida e di controllo di sé così da scegliere sempre il bene ed evitare il male. Il sapere, il conoscere se stessi, è la fonte dell’etica, è il cardine dell’agire virtuoso.

Il secondo maestro dell’umanità, secondo Mancuso, e figura importante nella storia della spiritualità mondiale, è Buddha, Siddhartha, fondatore religioso, considerato un medico della sofferenza umana che insegna a guarire, a estirpare la sofferenza mentale, psichica provocata dalla vita, e che invita a intraprendere un viaggio che parte dal corpo per giungere al vuoto della mente, al disincanto e al distacco, al risveglio e alla pace, alla liberazione e al “nulla” del Nirvana. Per lui, l’Illuminato, il saggio e il maestro di meditazione, il medico, il cui obiettivo era la guarigione del singolo individuo per strapparlo alla ruota dell’avvenire, la sofferenza della vecchiaia, della malattia e della morte permea l’esistenza umana. Nel suo pensiero centrale è il rapporto tra conoscenza e guarigione: si conosce per guarire e si guarisce solo conoscendo.

     La sua visione del mondo si struttura sui tre principali concetti del karma, dharma e nirvana senza i quali  non c’è  buddhismo. Il karma (azione) è il complesso di situazioni che l’uomo si crea mediante il suo operato (è ciò che abbiamo pensato, detto e fatto attraverso l’intenzione, la volontà etica, la coscienza). Il Dharma è legge cosmica, dottrina filosofica e legge etica che, rispettivamente, mette ordine al mondo naturale, alla conoscenza e all’agire umano. Il nirvana, in quanto estinzione della dimensione materiale come dimensione «totalmente altra», come il divino, è il raggiungimento della felicità attraverso la liberazione, l’uscita della mente dal tempo e dallo spazio, la cessazione della sofferenza, il distacco totale dal desiderio, il sereno disincanto, il non attaccamento. 

     Per la dottrina di Buddha,  maestro spirituale, la sofferenza è parte costitutiva dell’esistenza umana e la vecchiaia, la malattia e la morte fanno parte della vita che va custodita e protetta. L’origine della sofferenza, che permea la realtà, consiste nella brama della passione amorosa, dell’inimicizia e dell’ignoranza e l’insegnamento di Buddha si esplica nella cessazione del desiderio e quindi della sofferenza e nel raggiungimento della guarigione, del mondo del Nirvana, attraverso il sentiero, inteso come circolo ascensionale. Il senso del buddhismo, il dono di Buddha all’umanità, è una meditazione, intesa come medicazione, come coltivazione della mente e quindi significa prendersi cura del nostro essere umani curare, medicare e guarire la mente dalla malattia che è vivere e che porta con sé l’inevitabile.

 Nella parte finale di questa seconda parte del saggio l’autore, con notevole chiarezza espositiva e capacità argomentativa, esprime il perché non è buddhista nonostante che apprezzi e condivida alcuni aspetti della spiritualità del buddhismo.


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