In ricordo di Alberto Alberti

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Un vero maestro è quella persona che riesce a dare una voce a chi una voce                ancora non ce l’ha o non sa di averla.

Una persona straordinaria stimata da molti, un amico sincero, un Maestro che non può essere dimenticato, un uomo buono, affidabile, sempre disponibile che sapeva indicare agli amici, nei momenti di difficoltà, la pista giusta. Tutto questo è stato per me e per tante altre persone Alberto Alberti.

Ho conosciuto Alberto dopo avergli scritto una lettera (non c’era ancora la e-mail) per avere l’indirizzo del segretario del Movimento di Cooperazione Educativa (l’Associazione professionale di Aldo Pettini, Bruno Ciari, Mario Lodi, Gianni Rodari, Albino Bernardini e tanti altri insigni maestri). Da quel momento ha avuto inizio un rapporto di conoscenza e di amicizia, di stima e di affetto durato oltre cinquanta anni tra me e Alberto.

Quando ci siamo visti e incontrati per la prima volta, il nostro incontro è stato da Alberto ricordato e descritto nel volume C’era una volta…la scuola. Il Maestro.  Negli anni trascorsi a Priverno (dal 1969 al 1976) come direttore didattico, Alberto così ricorda l’incontro: «Un giorno, un giovanotto mi affrontò per la strada con un piglio deciso: “Lei è Alberto Alberti, di “Riforma della scuola?”. Non potevo negarlo ed egli mi incastrò. Era Antonio Polselli. Insegnava a Latina (oggi è direttore didattico), non conosceva solo “Riforma”, ma anche l’MCE. Mi richiamava al mio dovere. Dovevo impegnarmi a fare qualcosa di nuovo e di positivo anche a Priverno […]  C’era oltre a Polselli e Bove Cesare, un bel gruppo di giovani insegnanti, titolari e supplenti del mio circolo e di altri circoli vicini».

«Galeotto fu il libro», della collana “Piccola biblioteca” dell’editore Einaudi, l’indizio che mi permise di riconoscere e avvicinare, allora, il direttore delle scuole del mio Paese natio.  Senza Alberto il mio percorso professionale, umano ed esistenziale sarebbe stato diverso, avrebbe preso un’altra strada, avrebbe avuto un percorso differente.

Con lui mi sono sempre sentito protetto e guidato, rassicurato e incoraggiato; era un punto di riferimento certo, una luce, un faro, una stella polare con cui potevo confrontarmi, dialogare, discutere apertamente, avere un interlocutore rispettoso delle mie idee. Parlare con lui significava imparare, acquisire nuovi orizzonti, avere occasioni di chiarirmi, di ricevere stimolazioni per approfondire temi importanti di natura pedagogica, didattica, politica e culturale.

Alberto è stato sempre una guida sicura, rassicurante, luminosa perché infondeva per la sua disponibilità, modestia e umiltà d’animo, continuamente fiducia, coraggio ai suoi interlocutori. Il suo senso di illuminata capacità di riflettere sugli avvenimenti politici e scolastici, le sue acute analisi di politica scolastica erano punti di riferimento per tutti.

Tra i numerosi e indelebili ricordi che affollano la mia mente, vi sono gli incontri del mercoledì degli anni Settanta, che si svolgevano presso la redazione della rivista Riforma della scuola, dove ho avuto l’opportunità di acquisire preziosi e stimolanti spunti e suggerimenti per la mia attività professionale e di conoscere e collaborare con Lucio Lombardo Radice, Tullio De Mauro, Raffaele Simone, Mario Alighiero Manacorda, Carlo Bernardini, Francesco Zappa, Lucio Del Cornò, Mario Di Rienzo, Benedetto Vertecchi, Roberto Maragliano, Maurizio Tiriticco, Giorgio Bini e molti altri personaggi legati al mondo della scuola.                                                                                                                                                                                                              Nel corso degli anni ho avuto modo di seguire la sua ricca produzione letteraria, scientifica, pedagogica e didattica. Come autore di numerosi saggi di pedagogia, di didattica e di politica scolastica ho tenuto sempre presente il Dizionario di didattica di Alberto, un lavoro prevalentemente indirizzato agli insegnanti, ai genitori e a quanti sono stati (e sono) interessati ai problemi dell’insegnamento. Magistrali sono state (e sono) le sue articolate e illuminanti Introduzioni della raccolta degli scritti di Bruno Ciari (La grande disadattata e I modi dell’insegnare), libri importanti per ogni insegnante che cerca di innovare in maniera creativa e ingegnosa la vita scolastica.

Membro di varie Commissioni ministeriali Alberto Alberti sempre impegnato sul piano dell’innovazione e della ricerca didattica, grazie alla sua lunga esperienza maturata nelle scuole, ha contribuito alla stesura di programmi per le scuole elementari del 1985. Dopo la pubblicazione e la lettura del suo libro Commento ai nuovi programmo della scuola elementare, ho avuto l’opportunità di comunicargli che questo testo era di straordinaria importanza culturale per gli studiosi della storia della scuola in Italia.

Negli ultimi anni ho seguito, con recensioni, anche la sua eccellente produzione narrativa (Ludovico e le sue storie e Fili di seta). In questo ultimo libro, nel quale racconta con leggerezza calviniana i momenti salienti della sua esistenza, Alberto ha scritto per gli amici: «Questo libro non vuole costringerti a leggere cose che magari non ti interessano o non sono di tuo gusto. È solo il segno che io esisto e ti voglio bene».

Fili di seta è un libro avvincente e commovente che dimostra la particolare sensibilità e raffinatezza di animo che Alberto manifesta narrando le sue «esperienze infantili, i primi innamoramenti, lo studio, il lavoro, l’impegno politico, l’amore verso il paese, il distacco disilluso della vecchiaia, la vicinanza della morte». Il giorno, in cui è giunta la triste notizia della sua dipartita, con le lacrime agli occhi, insieme a Marcella, ho riletto l’eccezionale e struggente “storia” d’amore con Margherita, La parola cattiva, che conclude il volume.

Altri ricordi riguardano gli ultimi incontri avvenuti a Roma, presso il Pantheon e Largo Argentina, durante i quali ci siamo scambiati pareri, opinioni e idee sulla nostra vita familiare, sulla scuola, sugli avvenimenti di natura culturale politica del momento.

L’ultimo ricordo è legato al preziosissimo dono che Alberto ha voluto fare scrivendo la prefazione al mio libro Desiderio e piacere di leggere. Viaggiare nel tempo e nello spazio (di prossima pubblicazione), nonostante la decisione di «aver chiuso il computer» e averlo riaperto, eccezionalmente solo per me, mostrando così il suo profondo e sincero affetto per un amico che non potrà mai dimenticarlo.


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