
“La mia leggerezza non me la perdono” ha detto il deputato dopo aver visto un servizio in cui venivano raccolte le testimonianze anche di chi ha lavorato per la Karibu, di chi per mesi non ha ricevuto gli stupendi da parte della cooperativa e di chi ha raccontato di strutture fatiscenti, di centri di accoglienza senza acqua, luce e cibo e condizioni di vita precarie.
“Prima di conoscere la mia compagna ero in prima linea – ha detto Soumahoro -; quando l’ho conosciuta nel 2018 la cooperativa già esisteva perché opera nel territorio da 20 anni e mi risultava che fosse una realtà virtuosa. Poi sono venuto a sapere che c’erano degli stipendi non pagati; la mia compagna mi ha detto che erano dovuti ai ritardi della pubblica amministrazione. Per me era una risposta sufficiente. Ma ho commesso una leggerezza, dovevo fare meno viaggi e stare accanto a questi lavoratori. Chi ha sbagliato ne dovrà rispondere” ha poi sottolineato.
“Se ho chiesto conto a mia moglie? – ha detto ancora il deputato incalzato dalle domande di Formigli – Sì, ho chiesto il perché di questa situazione, perché le testimonianze che ho visto ora sono di più, rispetto agli stipendi non pagati” ha spiegato Soumahoro ricordando che la moglie però “non lavora più nella cooperativa” e sottolineando che i lavoratori hanno fatto bene a rivendicare i loro sacrosanti diritti a fronte dei torti subiti. Rispetto alla notizia di una sua visita in un centro di accoglienza di Latina ha aggiunto: “Avrei dovuto non solo improvvisare delle visite, ma andare a verificare in giro se quella che avevo visto era l’unica condizione. Chi ha sbagliato dovrà risponderne”, ha detto ancora Soumahoro che poi ha concluso: “Per come sono fatto, se avessi saputo delle indagini non mi sarei certo candidato”.
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