Incontri D’Autore

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Un pomeriggio di sicuro spessore quello di sabato scorso al Cambellotti protagonista a tutto tondo e “vivente” Antonio Pennacchi, secondo i latini da segnalare <albo lapillo> con la “pietruzza bianca” per essere un’occasione imperdibile. Egregiamente condotta è il caso dire interpretata da un trio d’assi Lucio Caracciolo quale ospite d’onore Clemente Pernarella oramai in competizione con un Albertazzi, Foà Servillo oibò!, Rino Caputo quale signorile e garbato moderatore al livello di un Marco Damilano insomma non è poco! Celie a parte è un’occasione di notevole spessore culturale e intellettuale per la cifra critica e analitica mediante la quale è stato più che ricordato “commentato” l’uomo lo scrittore Pennacchi, l’intellettuale gramscianamente nazionale configurandosi “Canale Mussolini” un romanzo autenticamente popolare prendendo le debite distanze in certo qual modo storico sul versante manzoniano, per la scrittura verghiano o pasoliniano quanto al lessico ora pumiceo ora tenue ora brutalmente realistico. Calzante la citazione del Croce profferita da Caracciolo considerato il “rintuzzante” rapporto che Pennacchi aveva con il critico, a tal proposito mi piace ricordare il tempo della preparazione ai concorsi promossa e finanziata dal Sindacato me docente Antonio discente, tirai i ballo Croce si alzò di scatto < A Maulù vogliamo parlare ancora di Croce? ma lassamolo perde>! ovviamente una delle tante battute all’impronta di cui Antonio era e rimarrà maestro ineguagliato. Indiscutibilmente sapeva bene chi fosse Croce pur guardandolo a distanza sapeva che doveva farne i conti e ha saputo farseli al suo alto livello. E’ quanto emerso dalle sottolineature illuminanti di Caracciolo gli intermezzi di Caputo, dalla bella e sentita lettura interpretativa di Pernarella di alcune pagine del romanzo lettura emozionalmente intrigante nel restituire l’umore lo stile e spessore dell’autore. Mi piace riportare una nota a margine che Antonio da me richiesto volle benevolmente fare riportata sulla quarta di copertina che da sola vale tutto il libro , una nota spiritosa arguta e ironica che al tempo stesso riflette il carattere e l’arte dello scrivere di un personaggio notevole e autorevole anche nel senso di permettersi di fare lo sberleffo camuffandosi da “autore per caso” ben consapevole di fatto della fatica e complessità della scrittura compreso l’uso semanticamente ricco e necessario della parolaccia.
< Quando in illo tempore Giorgio Maulucci portava ogni anno con la forza a metà stagione i suoi studenti in corriera al Piccolo Teatro di Milano, pare che a Strehler -Giorgio pur e lui- non appena lo vedeva, sbirciando dal sipario, seduto con loro in platea tra le prime file, pare che gli pigliasse un colpo: ” Porca putana, ancora questo?” Non che non lo stimasse o non gli volesse bene. Erano amici. Ma regolarmente Giorgio Maulucci -dopo lo spettacolo- andava sempre in camerino e ti saluto Strehler: ” Si vabbé, ma io al tuo posto, caro Maestro, avrei fatto così e cosà. Nel primo atto avrei cambiato questo e nel secondo e terzo quest’altro”. ” Vègni ti alora, Maulù, vaffallippa”>. Straordinario irripetibile Antonio ancora e sempre grazie per quel che ci hai dato, per la tua “onnipresenza”. (gimaul)


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