La Cassazione dà di nuovo ragione a Tiero : Annullati i divieti di visita alla madre durante i domiciliari

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La Seconda Sezione della Suprema Corte di Cassazione ha pronunciato un nuovo, significativo verdetto nell’ambito delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Consigliere Regionale del Lazio, Enrico Tiero. I Giudici di Legittimità hanno accolto il ricorso presentato dal suo storico difensore, l’Avvocato Pasquale Cardillo Cupo, annullando i provvedimenti che, durante il periodo di sottoposizione di Tiero alla misura cautelare degli arresti domiciliari, gli vietavano o limitavano fortemente la possibilità di incontrare l’anziana madre.

Una decisione che giunge quando ormai la situazione cautelare è superata — essendo l’esponente politico nuovamente in piena libertà — ma che assume un valore di principio fondamentale sul piano del diritto, della tutela degli affetti più intimi e del rispetto dei precetti costituzionali.

Per comprendere la portata della decisione della Cassazione, è necessario ricostruire i passaggi di una vicenda cautelare che la difesa non ha esitato a definire “surreale”.

Il diniego originario del GIP: In prima battuta, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Latina aveva rigettato totalmente la richiesta del Consigliere Tiero di poter incontrare la madre, un’anziana signora di quasi 85 anni. Una decisione basata sulle rigide maglie che solitamente regolano l’isolamento e i contatti esterni di chi si trova ristretto ai domiciliari.
L’appello al Tribunale del Riesame: Di fronte a quello che è stato percepito come un diniego sproporzionato, l’Avvocato Cardillo Cupo ha proposto appello al Tribunale del Riesame. I giudici del gravame cautelare avevano parzialmente riformato la decisione del GIP, concedendo a Tiero l’autorizzazione a incontrare la madre, ma ponendo un limite rigido: soltanto due ore, per due volte a settimana.
Una “soluzione di compromesso” che non ha mai convinto la difesa. Secondo l’avvocato Cardillo Cupo, infatti, sia l’originario e totale diniego del GIP di Latina, sia la successiva autorizzazione “col contagocce” del Riesame apparivano non solo illegittime sotto il profilo puramente giuridico, ma profondamente incomprensibili e degradanti. Regolamentare a tempo gli incontri tra un figlio e una madre ottuagenaria, priva di qualsiasi legame con le contestazioni d’indagine, è stato interpretato come un accanimento privo di reali esigenze cautelari.

Nonostante il mutamento della situazione di fatto — con il Consigliere Tiero tornato nel frattempo in totale libertà e quindi già pienamente facoltizzato a vedere chiunque — la difesa ha voluto portare il ricorso fino in fondo, chiedendo alla Suprema Corte di esprimersi nel merito.

La Seconda Sezione della Cassazione, sciogliendo la riserva, ha dato ragione al ricorrente, annullando le ordinanze restrittive.

Nota di diritto: Nell’ordinamento italiano, la misura cautelare deve rispondere rigorosamente a esigenze di tutela delle prove, pericolo di fuga o reiterazione del reato. Limitare i rapporti con i congiunti più stretti ed estranei ai fatti d’indagine, specie se anziani o malati, richiede motivazioni straordinarie, pena la violazione dell’Articolo 29 (tutela dei diritti della famiglia) e dell’Articolo 3 (pari dignità sociale) della Costituzione.

La decisione della Suprema Corte stabilisce un precedente importante: le restrizioni della libertà personale, persino nella fase cautelare, non possono trasformarsi in una surrettizia compressione dei diritti umani fondamentali e degli affetti familiari più sacri, laddove questi non interferiscano minimamente con le esigenze della giustizia.

Visibilmente soddisfatto, ma fermo nelle sue considerazioni politiche e giuridiche, l’Avvocato Pasquale Cardillo Cupo ha commentato l’esito del ricorso sottolineando il valore etico della pronuncia:

Sulla rilevanza pratica: “Oramai l’Onorevole Tiero è libero e quindi può vedere chi vuole e quando vuole, ragione per cui la decisione in punto sostanziale non ha alcuna rilevanza pratica per l’attualità.”
Sulla scelta di insistere nel ricorso: “Abbiamo tuttavia insistito nella nostra richiesta alla Suprema Corte affinché si pronunciasse con Sentenza anche su questo aspetto per una questione di principio.”
Il giudizio sulla vicenda: “[Volevamo] che fosse proprio la Cassazione a mettere la parola fine a una vicenda cautelare che ha avuto tratti surreali e ai limiti del rispetto della dignità umana e dei valori costituzionali.”
La nuova pronuncia della Cassazione rappresenta un tassello cruciale nel lungo iter giudiziario di Enrico Tiero. Non è la prima volta che la Suprema Corte accoglie le tesi della difesa del Consigliere Regionale, segnando un progressivo smantellamento dell’impianto cautelare originario.

Al di là della cronaca politica locale, il caso “Tiero-Madre” si inserisce nel più ampio ed eterno dibattito italiano sull’uso delle misure cautelari e sul delicato equilibrio tra le esigenze investigative dello Stato e l’inviolabilità dei diritti della persona. La Cassazione, ancora una volta, ha ricordato che la giustizia non può prescindere dall’umanità.

Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)


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