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La chimica, pur avendo un ruolo sociale fondamentale e altamente formativo, è una scienza ritenuta “pericolosa” oltre che difficile

La chimica, scienza molto bistrattata, spesso odiata, talora aborrita, a volte offesa, anche vilipesa, che, pur avendo una elevata rilevanza sotto il profilo formativo, risulta sconosciuta alla maggior parte degli studenti e quindi dei futuri cittadini, i quali, pur avendo avuto la fortuna di averla nel proprio curriculum studiorum, non hanno potuto interiorizzarla né acquisire consapevolmente il suo aspetto altamente culturale ed educativo, il suo ruolo sociale e la sua profonda forza pedagogica a tutto tondo. A quanti studenti sento dire “La chimica non serve a niente!”, oppure “Odio la chimica, non la sopporto!”? Molti!

L’insegnamento della chimica basato su un rapporto insegnamento/apprendimento che non coinvolga lo studente legandolo ai “problemi” della sua quotidianità e che trascuri il suo carattere dottrinale di scienza e la sua evoluzione concettuale dal punto di vista storico, non fa altro che creare un rifiuto netto e perenne nello studente con danni enormi sulla società. Questo avviene soprattutto perché l’insegnamento non specialistico della chimica è condotto nella maggior parte degli indirizzi scolastici italiani solo dal punto di vista tecnologico, in cui vengono privilegiati certi contenuti, considerati in sé, cioè distaccati dal contesto generale, sperimentale ed epistemologico, risultando senza alcun effetto formativo, contenuti che non fanno pensare, che non fanno riflettere, che non creano stimoli, che costringono a “studiare” mnemonicamente simboli, formule, leggi, principi, nomenclatura ed equazioni chimiche con la relativa tecnica del bilanciamento.

Quanti studenti hanno “studiato” la chimica e non hanno piena consapevolezza del significato di “sostanza” o di “elemento” o di “composto”, oppure non conoscono la differenza tra il concetto di “atomo” e quello di “molecola”, o ancora quello più comune di “reazione chimica”? Eppure, per fare un esempio molto più significativo, stando in cucina, luogo amato da tutti soprattutto nelle ore in cui la fame imperversa, ognuno dovrebbe essere in grado di capire ciò che avviene durante la cottura dei cibi.

Quanti sanno che il sapone, usato per togliere le macchie di grasso dai tessuti o dalle mani, si ottiene dai grassi? Eppure il sapone è il prodotto di una reazione chimica che ha come reagenti grasso animale o olio vegetale e la soda caustica, sostanza altamente corrosiva. Quanti sanno che la fermentazione alcolica, grazie al lievito Saccharomyces cerevisiae, permette di ottenere il vino dall’uva e il pane dalla farina di frumento? Quanti studenti, inoltre, sanno che senza la chimica non sarebbe stata inventata la televisione, non ci sarebbero i computer, non ci sarebbero i cellulari, neppure internet, e così via?  Quanti sanno che prima del 1805, anno in cui venne inventato il fiammifero, per accendere un fuoco era necessaria la scintilla dell’acciarino che, in presenza di una certa umidità nell’aria, non funzionava? Quanti sanno che tra il 1700 e il 1800 venivano somministrati ai neonati irrequieti gli oppiacei, contenenti morfina, ricavati da lattice del papavero? Quanti sanno, pur avendo studiato la storia che, verso il finire del Medioevo, la produzione dell’acciaio ha determinato il taglio di grandi estensioni di foreste nell’Europa settentrionale e anche nella penisola iberica (come oggi in altri Paesi del mondo), causando cambiamenti climatici con produzione di precipitazioni torrentizie come quelle che avvengono nella nostra epoca? Quanti sanno che la carta si può fare impastando con acqua, cotone idrofilo tagliuzzato, sapone e talco? Quanti sanno che l’efflorescenza di salnitro (nitrato di potassio), che si forma nelle pareti delle stalle, mescolata con zolfo e carbone dà origine ad un esplosivo? Quanti sanno che con il cavolo rosso si può fare un colorante acido-base? E potrei continuare con tanti altri esempi per far capire il contributo altamente culturale, stimolante e formativo della chimica. Partire dalla quotidianità significa dare allo studente gli appigli necessari e l’opportuna motivazione per costruirsi la conoscenza dal punto di vista chimico, indispensabile oggi più che nel passato per comprendere la realtà.

La chimica ha rapporti con la società civile e produttiva oltre che di tipo scientifico anche di tipo politico, storico, tecnologico e, quindi, economico, molto più stretti di qualunque altra disciplina scientifica.

Francesco Giuliano


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