L’angolo delle curiosità artistiche

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L’arte è un patrimonio di immagini, forme, stili e simboli che hanno formato nel corso della storia  il nostro modo di vivere e sentire, la nostra identità.(Polan)

          L’Europa del Medioevo era costellata di meravigliose cattedrali che erano (e lo sono ancora oggi) spettacoli d’arte e di fede che continuano ancora a stupire per la loro bellezza. Spesso non conosciamo i nomi di chi le ha edificate e molti dei costruttori sono morti prima di vedere il risultato finale del loro lavoro che li ha visti all’opera insieme a migliaia di persone.

          Il capolavoro più noto e più toccante di Leonardo da Vinci è il Cenacolo, l’Ultima Cena,che si trova nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. Dopo un ventennale restauro nel 1999 il dipinto parietale ottenuto con una tecnica mista a secco su intonaco (460×880 cm), fu di nuovo ufficialmente riesposto per il pubblico.

          La pittura a fresco, che vanta origini molto antiche, in Italia ha visto una straordinaria rinascita nel secolo quattordicesimo, quando si realizzarono i grandi cicli pittorici strettamente legati alla devozione popolare con scopo didascalico di raccontare le storie bibliche e dei Vangeli. Nel Quattrocento si cominciò a diffondere l’uso della decorazione ad affresco nei palazzi delle nobiltà. Infatti le famiglie aristocratiche cominciarono a chiamare a corte i più grandi artisti del tempo per commissionare loro opere destinate a celebrare le loro casate.

        La citta di Roma è considerata dal punto di vita della storia dell’arte la culla del Barocco durante il pontificato di Urbano VIII (Maffeo Barberini) che, dal 1623 al 1644, costituì il papato più lungo (oltre vent’anni) e significativo dell’epoca. La famiglia Barberini ebbe una enorme importanza e influenza che andarono molto oltre le arti e le lettere. Questo papa promosse imprese colossali come il baldacchino di San Pietro (disegnato da Lorenzo Bernini) o l’affresco di Pietro da Cortona, ancora ammirabile nel grande salone del Palazzo di famiglia.

          Artemisia Gentileschi ha dipinto (1630) L’Annunciazione del Sacro Monte di Varese. Era così orgogliosa di questo quadro che lo firmò in modo molto visibile su un cartiglio (Artemisia Gentilescha fecit). Molti critici sono concordi nel dichiarare che l’opera dell’artista rappresenta il punto più alto del periodo partenopeo (interrotto da una parentesi a Londra tra la primavera del 1638 e il 1440) che si chiuse con la morte durante il periodo della peste. Morì, infatti, a Napoli e fu sepolta nella chiesa di san Giovanni dei Fiorentini.

          La pittura del grande maestro bolognese Giorgio Morandi, secondo lo psicanalista Massimo Recalcati, è considerata una espressione d’arte che ha nella nostalgia il suo centro poetico più intenso. La polvere che si deposita sui suoi celebri oggetti (tazze, bicchieri, caffettiere, bottiglie, vasi brocche, fiori) mostra la loro appartenenza al passato. Sono oggetti che sembrano provenire da un mondo antiquato e che portano i segni dello scorrere inesorabile del tempo.

Per Eric Emmauel «L’arte è un momento effimero catturato per l’eternità, un momento del mondo fissato per sempre e mostrato per sempre agli altri. L’arte è la lotta contro il nulla, contro la morte, non contro l’effimero, che invece esalta».

Per il filologo classico e latinista, Gianpiero Rosati,  «che la natura imiti l’arte non è un paradosso uscito dalla penna di Oscar Wilde, ma l’audace formulazione di un poeta latino, Ovidio, che segna una svolta radicale nell’estetica antica, fondata sul principio della mimesi che, esaltando la fantasia e la capacità immaginativa dell’artista, apre prospettive inesplorate per la letteratura e l’arte europea.


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