Alle ore 15,00 del prossimo 21 dicembre l’Ausl di Latina ha indetto una conferenza locale sociale e sanitaria alla quale sono stati convocati i Sindaci e i Commissari dei Comuni della provincia, Due i punti all’ordine del giorno dell’incontro che si terrà in videoconferenza (non pubblica):
-Studio di fattibilità ospedali di Latina e Formia e nuovi strumenti diagnostici;
-Aggiornamento Covid (tra cui progetto USCA).

Al riguardo, ecco una nota diffusa dal dottor Franco Brugnola, promotore del Comitato in difesa del PPI di Sabaudia.

“Con deliberazione n.821 in data 13 luglio 2020 la direzione generale dell’azienda ha approvato lo Studio di fattibilità del nuovo ospedale del Golfo redatto dal RTP Capogruppo mandatario Ing. F. Purchiaroni che è stato già presentato in una videoconferenza il 21 maggio scorso per un costo di 85 milioni e che prevede n. 230 pl.
Con deliberazione n. 1384 in data 10 dicembre è stata decisa l’indizione della selezione per la redazione dello studio di fattibilità del nuovo ospedale di Latina ai sensi dell’art.14 comma 1 del DPR 207/2010, ma l’allegato con gli elaborati del progetto non è stato pubblicato.

La discussione sul futuro del più importante ospedale DEA II di una provincia in cui non viene rispettato lo standard dei posti letto per acuti dello 0,3×1000 (DM 70/2015) che sarebbe di 1.725 posti letto, ma che ne ha solamente 1.418 di cui 834 pubblici e 584 accreditati (dati Ministero della salute 2018) non può essere limitata ad una videoconferenza in cui i Sindaci, che in base alla legge hanno potere di indirizzo, valutazione e controllo sull’operato dell’Azienda, si trovano davanti ad un documento già deliberato. Questo tenendo conto delle implicazioni per il Sistema di emergenza 118.

È appena il caso di ricordare che il quotidiano economico Italia Oggi in una indagine curata dall’Università “La Sapienza” di Roma pubblicata nel novembre scorso, ha collocato la provincia di Latina al 103° posto sulle 107 province italiane, proprio per il sottodimensionamento dei posti letto.

Sarebbe opportuno che i Sindaci chiedessero il rinvio del primo punto allo scopo di permettere ogni ritenuto approfondimento in merito a questi progetti sottoponendoli ad un dibattito pubblico ai sensi dell’art. 22 del d.lgs 56 del 2016 anche allo scopo di ridiscutere l’intera riorganizzazione della rete ospedaliera (e dei relativi reparti e servizi) della provincia e adeguarla allo standard.
Per quanto riguarda invece le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, previste dall’art. 8 del D.L. 9 marzo 2020, n. 14, poi assorbito dal D.L. 17 marzo 2020 n 18, convertito con modificazioni con la legge 24 aprile, n.27, la Regione avrebbe dovuto istituire entro dieci giorni, presso ogni sede di continuità assistenziale già esistente, una unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero.
La Regione Lazio ha invece deciso di approvare un regolamento di funzionamento delle USCAR Lazio affidandone l’organizzazione e la gestione all’INMI Spallanzani invece di porle alle dipendenze dei Distretti per cui sarebbe opportuno che l’organizzazione delle USCA venisse ricondotta all’organizzazione prevista dalla legge.
Non risulta neanche che i sindacati siano stati coinvolti nelle scelte relative alla programmazione dei posti letto, delle unità di personale, dei reparti e dei servizi che dovranno essere presenti nel nuovo ospedale di Latina né tantomeno sulla questione delle USCA.

A ciò si aggiunga che i cittadini, i quali prima della trasformazione delle USL in aziende potevano assistere alle sedute dell’assemblea generale (prevista dall’art. 15 della legge 833 del 1978), in questo modo sono stati totalmente esclusi”.


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