L’inventore di libri: Aldo Manuzio

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Aldo  Manuzio, Venezia e il suo tempo                                     di Alessandro Marzo Magno

I libri sono compagni, insegnanti, maghi, banchieri dei tesori del mondo, i libri sono l’umanità stampata.                                      Arthur Schopenhauer

 

Questa frase del famoso filosofo tedesco Arthur Schopenhauer rende bene l’omaggio che si deve ad Aldo Manuzio, considerato il primo editore della storia, come viene affermato nell’accurato e appassionante saggio L’inventore di libri. Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo (editore Laterza) di Alessandro Marzo  Magno.                               

Il nostro celebre conterraneo Aldo Manuzio, nato a Bassiano in provincia di Latina, persona colta e intellettuale raffinato, dotato di capacità creativa e progettuale, «inventore della professione dell’editore» e del libro moderno, attento e coraggioso imprenditore e precursore di una idea di cultura diffusa, ha fatto del libro stampato «il più efficiente strumento per l’accumulo e la trasmissione di conoscenze umane degli ultimi cinque secoli».                                                                                                   Aldo Manuzio, dopo la sua prima formazione di studi, avvenuta a Roma, con l’insegnante Gaspare da Verona, docente di retorica, e con l’umanista Domizio Calderini, dai quali imparò il latino, si trasferì a Ferrara dove, insieme al suo compagno di studi Giovanni Pico della Mirandola, apprese il greco antico con Battista Guarino. Dopo il soggiorno a Carpi, come precettore dei figli di Caterina Pico, Alberto e Lionello Pio, si trasferì a Venezia che all’epoca era l’indiscussa capitale dell’editoria.

Nella città lagunare, definita «la nuova Atene per la presenza di uomini dotati di eccezionale cultura», Manuzio, per realizzare e portare avanti il suo progetto editoriale, seppe circondarsi di dotti umanisti, scegliersi validi collaboratori nel campo della nuova tecnologia (la stampa), e manifestò con intuito e lungimiranza doti imprenditoriali con l’aiuto tecnico dello stampatore Andrea Torresani e il sostegno finanziario ed economico di Pier Francesco Barbarigo, nipote del doge.

 Grazie alla sua salda formazione umanistica e all’esperienza di insegnante di latino e greco antico, Aldo Manuzio si introdusse abilmente nella società veneziana del tempo, dapprima pensando di istruire i figli dei patrizi della città lagunare e successivamente costruendo, attraverso il lavoro tipografico, gli strumenti (grammatiche, libri) per educare e preparare la nuova classe dirigente. L’esordio di Manuzio, come autore ed editore, avvenne infatti con il libro Rudimenta grammatices proprio perché intendeva procurarsi strumenti utili alla sua attività di precettore.

Nel febbraio del 1495 con i torchi della sua tipografia Aldo stampò a Venezia  la grammatica greca gli Erotemata dell’umanista bizantino Costantino Lascaris, maestro di Pietro Bembo. Dalla Prefazione dell’opera si può dedurre la linea editoriale di Manuzio che scriveva: «Abbiamo deciso di dedicare tutta la vita al vantaggio dell’umanità. Dio mi è testimone che a nulla maggiormente aspiro che a essere di giovamento agli uomini».

      Egli sperava, pur vivendo in un periodo tumultuoso e triste, perché dilaniato da guerre, di poter contribuire con la stampa di buoni libri, «a spazzar via una buona volta ogni barbarie». Era convinto che, facendo circolare idee e conoscenza attraverso i libri, si potesse porre un argine alle guerre e scrisse: «se si maneggiassero più libri che le armi, non si vedrebbero tante stragi e tanti misfatti, tante brutture, tanta insipida lussuria».

Aldo Manuzio fu un editore internazionale perché le sue accurate edizioni, sparse in tutte le parti del mondo, ebbero un mercato non solo in Italia ma in diversi Paesi europei. Gli Adagia di Erasmo da Rotterdam, pubblicati da Aldo Manuzio, ebbero un’ampia diffusione nella società europea dell’epoca e Aldo ricevette un’ulteriore spinta verso la dimensione europea. Soprattutto negli ultimi anni di attività divenne un editore conosciuto in tutta Europa, famoso per le sue eccellenti edizioni: le  aldine.

Manuzio è stato un personaggio versatile, creativo che seppe con acume leggere il suo tempo sia per i nuovi orizzonti che si aprivano con la dirompente innovazione tecnologica della stampa e per le potenzialità che offriva per la conoscenza, sia per i cambiamenti politico-culturali dell’epoca.

Nel corso della vita egli dimostrò generosità, disponibilità, coraggio, caparbietà nel perseguire i suoi scopi, sfidando le avversità, la passione per i libri ben curati con rigore e considerati strumenti di emancipazione e di progresso civile non solo per gli uomini eruditi e per i dotti, ma per l’intera umanità. L’intuito culturale e la capacità imprenditoriale sono tratti caratteristici della sua personalità poliedrica.

All’inizio della carriera di editore la linea editoriale di Aldo, ancora insegnante, rispecchiò l’esigenza di fornire ai suoi allievi (ma anche agli eruditi e ai dotti) strumenti, in particolare le grammatiche, per apprendere le lingue: il greco antico e la lingua latina. Spesso i libri greci stampati da Aldo presentavano per fini didattici il testo latino a fronte per aiutare gli allievi «principianti nelle lettere greche».

L’impresa editoriale più prestigiosa di Aldo è certamente la pubblicazione in cinque volumi dell’opera di Aristotele, stampata tra il 1495 e il 1498. Nella sua attività editoriale risentì molto dei cambiamenti politici e delle vicende militari della Serenissima, alle quali fu costretto ad adeguarsi, Aldo si distinse anche per la pubblicazione di opere in latino e in volgare.

  Uno dei meriti ampiamente riconosciuto a Manuzio è l’aver stampato nel 1499 il libro più bello di ogni tempo, illustrato con stupende xilografie, l’Hypnerotomachia Poliphili, che costituisce una pietra miliare della storia dell’editoria, un capolavoro dell’arte della stampa.

Un libro, che è passato alla storia non per il suo contenuto letterario, ma per il carattere tipografico con cui è stato stampato, è stato il De Aetna di Pietro Bembo, un libretto di viaggio, che ha influenzato molto il mondo della stampa. Il volume in latino, commissionato dal padre dell’autore, il ricco, potente e colto Bernardo Bembo, fu scritto con il nuovo carattere tipografico, il corsivo, scoperto dal bravissimo incisore bolognese Francesco Grifo, che rese la stampa più elegante, più leggibile e più raffinata.

Molte furono le rivoluzionarie innovazioni tecniche che Manuzio apportò nell’arte della stampa imprimendo una forza dirompente e uno straordinario successo plurisecolare internazionale come il corsivo, la numerazione delle pagine, l’indice, il frontespizio, i cataloghi, la punteggiatura (i segni di interpunzione) e il formato tascabile (l’enchiridio) maneggevole e portatile che resero la lettura facile, piacevole e semplice. Il tascabile aldino (1501) creò un vero e proprio cambiamento d’epoca.

Nella ventennale attività tipografica ed editoriale di Aldo molto importanti sono le dediche, le lettere prefatorie e le stesse prefazioni ai libri stampati a Venezia nella sua officina per ricostruire la biografia del bassianese e la rete dei rapporti intessuti nella vivace vita culturale del periodo.

Fu un  uomo straordinario pieno di interessi per le lingue, di idee innovative nella cultura, di sogni e progetti da realizzare, di meriti che unanimemente gli vengono riconosciuti in vita e nei secoli successivi per aver pubblicato opere di immenso valore storico.

Il mito di Aldo Manuzio per le ampie relazioni culturali e sociali intessute in diversi Paesi europei, continua fino ai nostri giorni e la sua fortuna, riconosciuta da un vasto pubblico di intellettuali e umanisti di ogni tempo, non è si è ancora esaurita, perché per la sua impresa editoriale ha reso possibile il piacere di leggere a cui dedicarsi nel silenzio dell’intimità. Le prestigiose edizioni aldine, belle utili ed eleganti, si trovano in tutte le più importanti biblioteche del mondo.

 


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