Un anno fa.Da alcuni giorni può capitare di svegliarsi con la sensazione di stare facendo un salto indietro nel tempo. Secondo il World Economic Forum ci vorranno 217 anni per eliminare le differenze nel salario e nelle opportunità di lavoro tra uomini e donne. Nel frattempo, oggi in Italia ci sono stati almeno tre casi di violenze denunciate solo a Siena e dintorni. E poi un caso a Avellino, uno a Reggio Emilia, uno a Catanzaro e due in provincia di Messina. E poi ci sarebbero anche i casi non denunciati. La parità è lontana e le violenze sempre all’ordine del giorno: per le donne italiane è il momento di ricominciare a combattere. Dopo un lungo periodo di celebrazioni lontane dalle piazze, l’8 marzo assume un significato di maggiore valore politico. Per il secondo anno consecutivo le donne del movimento «Non una di meno» hanno indetto uno sciopero con manifestazioni e cortei. La protesta è estesa a tutta l’Italia: decine di migliaia di donne di ogni età sono costrette a riportare in vita parole e slogan antichi che speravano di aver archiviato. Come avvertono le donne di «Non una di meno»: «Non siamo il campo di battaglia né il programma elettorale di nessuno». Un secolo fa È una domenica. Alla Camera si lavora in aula per tutto il giorno. Al mattino è prevista la discussione del progetto di legge sulla capacità giuridica della donna. La seduta era già stata convocata per il 7 marzo ma si sono presentati solo una trentina di deputati, come riporta la cronaca della Stampa. Dopo un rapido dibattito, si rinvia tutto a oggi. Incidenti di percorso quando all’ordine del giorno ci sono argomenti di scarso interesse come le questioni femminili. La seduta del pomeriggio invece era affollatissima: oltre duecento deputati a discutere di cannoni e aeroplani. Nessun accenno sui giornali di oggi alla Giornata della Donna. In Italia fu introdotta nel 1922, tredici anni dopo il primo Women’s Day negli Stati Uniti.
(Fonte La Stampa)






















