Pier Paolo Pasolini: Un autore controverso, “scandaloso”.

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Biografia

La realtà è un infinito piano-sequenza. Dal momento in cui nasciamo, al momento n cui moriamo, passa davanti a noi un piano-sequenza infinito. (Pier Paolo Pasolini)

 Pier Paolo Pasolini per alcuni studiosi è stato il più importante scrittore e intellettuale italiano del secondo Novecento per la sua straordinaria capacità di cimentarsi su più fronti e su più generi: dalla poesia alla narrativa, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla critica (di tipo più filologico). La molteplicità di interessi lo ha reso l’artista e l’essere umano più complesso del XX secolo, e sulla sua opera è fiorita negli anni una ricca e sterminata produzione critica che non ha pari con nessun altro scrittore del Novecento.

Pier Paolo Pasolini aveva una personalità per certi versi riservata, schiva, distante ma per altri appassionatamente tesa a immergersi nel magma della realtà facendosi coinvolgere e travolgere fino all’estremo.

Nato a Bologna nel 1922 e cresciuto fra il capoluogo emiliano e la materna Casarsa della Delizia, in Friuli, per tutta l’infanzia e l’adolescenza fu costretto a seguire il padre, ufficiale di fanteria, nei suoi spostamenti, trasferendosi continuamente da una città all’altra del Nord Italia. Il suo ingresso sulla scena culturale italiana risale al 1942, quando, ventenne, pubblica Poesie a Casarsa, la sua prima raccolta poetica in lingua friulana. Il 1942 è l’anno in cui la famiglia di Pasolini decide di trasferirsi definitivamente da Bologna a Casarsa, in cerca di riparo dalla guerra.

Nel 1950 Pier Paolo Pasolini si trasferisce a Roma, con la madre Susanna Colussi, cercando di costruire una nuova vita, dove resterà sino alla tragica fine della sua vita, avvenuta a Ostia il 2 novembre 1975, e il suo nome resterà per sempre indissolubilmente legato a quello della Città Eterna.

Pasolini, figura poliedrica ha avuto una vita piuttosto dinamica. È  stato un poeta, un artista, un lettore onnivoro, un critico brillante, un geniale intuizionista, un “provocatore”. Era timido e, al tempo stesso, aggressivo, umile ed egolatrico, un marxista segnato dall’educazione cattolica e «un mistico sconfitto ogni giorno dalla propria sensualità», un letterato colto e raffinato. Ha scritto Ernesto Ferrero che Pasolini era «il più potente  degli ossimori di cui si è nutrita la nostra letteratura del Novecento».

È stato un artista multiforme perché si è espresso non soltanto in diversi modi dell’uso della lingua (poesia, romanzo, drammaturgia, giornalismo) ma anche con il cinema e con altre forme artistiche, compresa la pittura, che coltivava non da profano.

 Un figura complessa di poeta, romanziere, autore teatrale, teorico, intellettuale militante, linguista, regista e anche pittore che si autodefiniva «sano come un pesce e completo come un albero». Pasolini è stato un autore scomodo, emarginato, denigrato e osteggiato, nel corso della sua vita, ha avuto e dimostrato coraggio di affermare senza compromessi le sue brucianti verità, sollevando ogni volta domande imbarazzanti e intollerabili per il Potere raggiungendo un ruolo e una notevole importanza civile. Più volte ha assunto la posizione di appartato, di solitario, all’interno dell’establishment letterario italiano.

Come straordinario «intellettuale disorganico» (secondo la definizione data da Giacomo Marramao) ha sempre parlato liberamente, senza vincoli di partito né di ideologie politiche. Con le sue opere poetiche, teatrali, cinematografiche ha toccato diversi temi: il fascismo e la Resistenza, la politica e l’avvento del neocapitalismo, il Sessantotto e la  strategia della tensione.

Dietro l’autorevolezza e il riconoscimento che si era guadagnato come intellettuale e artista poliedrico era un uomo disperato, senza una speranza.  Infatti nella sua intera opera letteraria, cinematografica e artistica non è difficile cogliere un’atroce disperazione unita a un grande amore per ogni forma di vita.

Con la sua tragica morte Pasolini (assassinato nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975)  è diventato una delle icone tragiche del Novecento, ma anche il simbolo dell’arte umiliata dalla vita.

Pier Paolo Pasolini è stato un inimitabile maestro trasgressivo, ossessionato dall’ordine e dalla tradizione; ha denunziato l’omologazione, il crollo degli antichi valori, l’edonismo spicciolo, egoistico, criminale, quella nuova realtà sociale che, secondo la sua spietata critica, nasce senza alcun radicamento, recisa, rispetto al proprio passato, ma senza possibilità di immaginarsi un futuro “qualunque”.

Sapeva stabilire collegamenti fulminei e abissali tra epoche, autori e generi; mostrava intuizioni lampeggianti e inseguiva la grazia innocente delle società primitive. Nel Pasolini poeta, ragione e passione, storia e natura, pensiero critico e pulsione non trovano mai una conciliazione stabile, come afferma Recalcati, e forse questo stato di perenne dissidio, che ricerca una sintesi senza vederla, è uno dei motivi più caratterizzanti della sua grandezza.


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