Latina di una volta, i bruscolinari e lupinari Salvatore e Franco Minenna non verranno mai dimenticati

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Chi sembra fesso non sempre lo è. Nel 2007 si è spento un pezzo di storia della città di Latina: Salvatore. Venditore di bruscolini, medaglie sul petto, vigile urbano, sempliciotto. Nonché primo cittadino. Salvatore era -forse – il personaggio piu amato di capoluogo pontino, pittoresco al punto giusto. Antichi venditori di lupini (fusaglie) e bruscolini, i fratelli Salvatore e Franco Minenna – residenti in via Adua – vendevano le loro cose davanti ai cinema Corso e Giacomini, non erano cattivi nè pericolosi, discutevano con affetto. I Minenna Brothers mettevano ad essicare i loro prodotti sul davanzale di casa a piano terra, dei ragazzacci portavano tutto via, ridendo: un brutto gesto condannato apertamente dagli abitanti del quartiere. Amavano perdutamente partecipare alle processioni, in particolare a quella di Sant’Antonio da Padova, a giugno, organizzata dalla parrocchia dell’Immacolata, vestiti con la tenuta d’ordinanza dei Vigili Urbani e alternandosi a portare il gonfalone. Quando non seguivano i santi si presentavano all’incrocio delle vecchie case popolari e cominciavano a dirigere il traffico. Molti automobilisti capitolini, che non li conoscevano, si fermavano e seguivano senza batter ciglio i segnali dei due finti vigili urbani. Si formavano lunghe code, qualcuno si agitava suonando nervosamente il clacson, altri uscivano fuori dall’abitacolo per inveire. Insomma, scene apocalittiche con Franco e Salvatore immedesimati nel ruolo, con medaglie in vista e berretto in testa. I “pizzardoni” creavano caos tra i forestieri ma suscitavano simpatia e risate a crepapelle tra i latinesi “doc”, loro accaniti tifosi che non favavano mancare la solidarietà. Salvatore e Franco vendevano anche le caldarroste nel periodo autunnale ma la loro specialità erano i lupini, non mancava mai la creatività in questi simpatici cittadini. In tempi di carestia, nel passato, i ragazzi erano soliti andare in giro con le tasche piene di lupini “sanati”, che mangiavano lasciando una scia di bucce. Oggi, più che un alimento, li troviamo come passatempo alle sagre e fiere paesane. I lupini sono i semi di una pianta alta fino a un metro e con foglie palmate, il Lupinus albus. I lupini prima di essere mangiati devono essere bolliti in acqua e poi salati per immersione in una salamoia. Di solito venivano messi in un sacco di iuta e messi nell’acqua di fiume. I bruscolini venivano tenuti da Salvatore e franco in un sacco, poi li porgevano in un cartoccio fatto con la carta di giornale, grande secondo le quantità che richiedevi. A quei tempi non esistevano sconti di alcun tipo, nemmeno promozioni da supermercato come “prendi tre e paghi due”. L’attività commerciale l’aveva cominciata il padre. A Salvatore piaceva, in modo assai colorito, fare il sindaco di Latina. Si vestiva di tutto punto e sulla solita giacca di colore azzurro notavi una scritta ricamata in rosso: sindaco. Talvolta indossava la fascia tricore del primo cittadino. I bambini lo seguivano divertiti, era il loro idolo, in pochi si divertivano alle sue spalle. Un “primus” apprezzato dalla gente dell’Agro, il più adorato tutti. A Salvatore Minenna è stato intitolato a marzo 2018 il centro diurno per disabili di via Mugilla. Il consiglio comunale ha voltato la decisione all’unanimità con maggioranza e oposizione finalmente unite. Non poteva essere diversamente. La storia non è fatta solo da eroi ma dagli umili che portano un contributo alla società.


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