Luca Zavatti e Marco Ghirotto hanno creato a Latina il progetto Fair Play una scuola calcio aperta a tutti e completamente gratuita in via Helsinky. Sono tanti gli atleti che la frequentano, normodotati e disabili, che trovano ad accoglierli due noti uomini di sport che hanno deciso come volontari di mettersi a completa disposizione degli altri, specialmente dei più deboli. Ogni lunedì e venerdì – dalle 16 – in poi si concretizza un programma che pone come obiettivo l’integrazione. Purtroppo, soprattutto per i disabili, molto spesso ci si focalizza solo sull’inserimento, dimenticando tutto il resto. Oltre all’integrazione, che è una situazione, ci si deve focalizzare sull’inclusione, un processo che si può sviluppare attraverso lo sport. Zavatti e Ghirotto puntano alla diffusione di un percorso innovativo in relazione ai valori del fair play, ai problemi umanitari, alla multi-diversità. Cercano di trasformare la disabilità in un punto di forza, rendendo così più consapevoli le persone normodotate. La scuola calcio è un grande strumento formativo nel segno dell’amicizia, della cooperazione, della socializzazione, soprattutto dell’accettazione. E’ triste vedere persone che non hanno scelto il loro destino impantanati in condizioni di svantaggio rispetto ad altri. Una società più equa è una società che funziona. Due eccellenti uomini di sport – ex giocatori, ora allenatori – sono alla testa di un progetto che tutti meritano di vivere.
LA STORIA DI LUCA ZAVATTI TRATTA DAL SUO SITO INTERNET
Ho 54 anni ed una grande passione per il calcio, ho giocato a buoni livelli sino a 38 primavere.
E poi un giorno all’improvviso, esattamente il 18 luglio del 2011, mentre ero in sella al mio scooter davanti al tribunale di Latina, un Suv mi taglia la strada. L’impatto è terrificante.
La mia gamba sinistra prende in pieno il paraurti del Suv e volo a terra. La scena è tosta: sto perdendo moltissimo sangue, la mia vita è appesa ad un filo. Tra la folla riesce a farsi largo una guardia giurata ex vigile del fuoco, capisce che deve intervenire, ogni secondo è prezioso, riesce a tamponarmi l’arteria femorale, e quindi mi permette di resistere fino all’arrivo dell’ambulanza. Sei giorni di coma e tredici sacche di sangue. Arteria femorale completamente andata, amputazione dell’arto inferiore sinistro in quel momento stava iniziando il secondo tempo della mia vita. Da ragazzino sognavo di giocare un Mondiale, di ascoltare l’inno di Mameli con la mano sul cuore e di lottare per una maglia azzurra. Quell’opportunità arriva con la chiamata di Capitan Messori che aveva un progetto ambizioso: creare una Nazionale Italiana di Calcio amputati. Ed il sogno si avvera nel 2014, partecipo ai Mondiali di questa disciplina e corono il sogno di cantare l’inno di Mameli con la maglia azzurra. Nel 2017 Il CSI e Damiano Tommasi mi regalano un altro grande sogno: partecipare al corso allenatori Uefa B a Coverciano, esperienza bellissima, che mi ha permesso di conseguire il patentino e di poter allenare l’Asd Fabrizio Miccoli di calcio amputati.
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