Il soffio del vento

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Roma: un sogno realizzato

          Il soffio del vento, nello scavare gli angoli più reconditi della mia memoria, rievoca frequentemente la miriade dei sogni che ho coltivato nel corso della vita. Ho sempre sognato di vivere in una città ricolma di arte, ho accarezzato negli anni l’idea di abitare in un luogo accogliente per la sua bellezza naturale e per i suoi tesori storici e artistici.

Roma, con la sua storia bimillenaria, fondata il 21 aprile del 753 a.C., è stata, fin da bambino, la città dei miei sogni, da me visitata per la prima volta, quando avevo undici anni, durante l’anno Santo del 1950. Il mio saggio e  paziente Cicerone fu mio padre che mi sollecitò a scoprire le incantevoli bellezze delle basiliche cristiane della Roma antica.

Con gli occhi avidi di conoscere e ammirare il fascino della «città eterna», fui accompagnato a San Giovanni in Laterano, a Santa Maria Maggiore e a San Pietro, dove mi sentii calorosamente abbracciato dal maestoso colonnato del Bernini. Non volli andare a San Paolo fuori le Mura perché mi sentivo particolarmente stanco.

 Da giovane, per le Olimpiadi del 1960, desideravo essere presente allo stadio Olimpico per assistere, il due settembre,  alla gara del salto in alto, ma questo evento non si realizzò perché fui colpito dall’influenza asiatica, una pandemia influenzale che mi costrinse a seguire a casa, davanti al televisore la competizione atletica tanto amata.

Negli anni Sessanta, durante il periodo degli studi universitari, ho frequentato sporadicamente Roma per sostenere gli esami e sono stato ospite di mia sorella Marietta, nel quartiere tuscolano, vicino Cinecittà, e di mia zia, Genoveffa, nella zona  di Monteverde Nuovo.

 Negli anni Ottanta, per partecipare come membro di una commissione di un concorso ministeriale, ho avuto la possibilità di frequentare e conoscere il quartiere di Trastevere, il rione più caratteristico e popolare della città  con le sue bellezze: Piazza Trilussa, Ponte Sisto, la Chiesa di Santa Maria in Trastevere, le strade, le osterie i vicoli che conservano le atmosfere immortalate nei sonetti del Belli.

In seguito ho iniziato, parafrasando  lo scrittore russo Nikolaj Vasil’evic Gogol, a innamorarmi lentamente, a poco a poco, ma per sempre e per tutta la vita, di Roma. In questa città dove ho studiato, mi sono laureato, mai avrei pensato di diventare un cives romanus, di risiedere a partire dal 2014, in un zona centrale dell’urbe, a pochi metri da Piazza san Pietro.

La piccola e accogliente abitazione mi permette di avere, da un terrazzino, la visione ravvicinata della maestosa cupola di Michelangelo, quella stessa, alla quale il poeta romano Giuseppe Gioachino Belli ha dedicato il sonetto: L’illuminazzion della cuppola.

 


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