Il soffio del vento: Algoritmo

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Algoritmo

L’algoritmo non è che il simbolo di un’operazione; e la sua potenza, la sua efficacia e il suo prestigio si possono giudicare dalla maggiore o minore trasformabilità in una sequenza automatica.         

Leonardo Sinisgalli

L’algoritmo è un concetto cruciale per molte discipline come la matematica e l’informatica. Per la matematica l’algoritmo è qualsiasi schema o procedimento logico-matematico che risolve, attraverso analisi semplici, problemi o compie scelte complicate; per l’informatica è il procedimento di calcolo definibile in un numero finito di regole e operazioni.

Questo termine, che è entrato negli ultimi anni sempre più nel linguaggio quotidiano della nostra vita, caratterizzata dalla presenza dei computer, è solo una implacabile successione di istruzioni in codice binario che non ammette l’imprevedibilità. I programmi per computer sono infatti composti di algoritmi e ognuno di essi è progettato per eseguire una determinata funzione secondo una logica predefinita. Una volta eseguite tutte le operazioni previste dagli algoritmi  in sequenza, il programma è in grado di fornire un risultato.

Qualcuno ha proposto che l’algoritmo diventi patrimonio culturale immateriale dell’umanità, protetto dall’Unesco, perché viene considerato una delle più importanti conquiste della comunità. Alcuni altri pensano che, lungi dall’essere modelli matematici oggettivi e trasparenti, gli algoritmi, dominatori della nostra quotidianità iperconnessa, sono spesso vere e proprie armi di distruzione matematica, perché non tengono conto di variabili fondamentali, incorporano pregiudizi e se sbagliano non offrono possibilità di appello.

La docente di matematica dell’università californiana di Berkeley, Cathy O’Neill, ha scritto nel suo saggio Armi di distruzione di matematica che «gli algoritmi sono opinioni inserite in un codice. La gente pensa che sono oggetti, ma è un trucco del marketing» ed ha esposto con chiarezza e determinazione i rischi della discriminazione algoritmica a favore di modelli matematici più equi ed etici, perché «la matematica merita ben altro di queste armi di distruzione, e altrettanto la democrazia».

Sulla base di queste allarmanti considerazioni le nuove generazioni dovranno essere in grado di comprendere i criteri di funzionamento degli algoritmi che gestiscono grandi quantità di dati.

 

 

 

 


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