La tecnologia da sola non basta, deve essere coniugata con le arti liberali, con l’humanities e solo così si può dare spazio a quei risultati che fanno cantare il nostro cuore. Steve Jobs
Digito ergo sum è il motto che caratterizza il mondo di oggi che vede in qualsiasi città persone con la testa bassa rivolta allo schermo di uno smartphone. Nell’odierna società i media, che hanno assunto un ruolo sempre più invasivo, stanno trasformando profondamente le nostre vite. Si assiste oggi sempre più a un processo di progressiva fusione tra media e corpo umano.
I media contemporanei devono gran parte del loro successo alla capacità di confezionare un mondo virtuale più piacevole e attraente di quello reale, privo almeno in apparenza, di difetti e di problemi. Sembra assistere al tramonto della realtà quotidiana e alla scarsa consapevolezza dei cambiamenti che i media possono indurre nei nostri modi di pensare e di vivere la realtà; pertanto appare sempre più l’esigenza di riflettere sulle conseguenze di questo mutamento di paradigma per la nostra vita quotidiana.
Molti sono gli studiosi, filosofi, sociologi, letterati, artisti, educatori che hanno preso atto del cambiamento e della necessità di riflettere sulla nuova realtà rappresentata dalla presenza dei media. Il sociologo Mario Salisci, docente di “Sociologia dei processi culturali” presso l’Università Lumsa di Roma, ha sottolineato che i nuovi media, in particolare i social network, senza demonizzarli, illudono gli utenti di essere più connessi mentre in realtà spingono verso forme, talvolta anche patologiche, di solitudine. Nell’era social, infatti, molti sono gli individui soli e tristi che sperano di poter esorcizzare la loro solitudine interagendo con più persone in un mondo virtuale.
Per ora le nuove generazioni sono quelle più esposte, e in particolare gli adolescenti (in Giappone sono chiamati kikikomori), che si autoescludono dal contesto sociale e si rifugiano nelle loro abitazioni comunicando con il mondo esterno soltanto attraverso l’apparato tecnologico. Di fronte a questo preoccupante panorama invertire la rotta attraverso la pratica dello sport e la partecipazione alle varie forme di associazionismo, può far scoprire che la felicità di un uomo dipende anche dalla capacità di creare relazioni stabili, durature e positive.
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