L’angolo delle curiosità: Italo Calvino (9),
Di una città non apprezzi le sette o le settanta meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. (Italo Calvino, Le città invisibili)
Italo Calvino, nato a Santiago de La Vegas nel 1923 e morto a Siena nel 1985, si è nutrito di classici, ha scritto pagine memorabili su perché bisogna leggerli. Aspirava a diventare invisibile, a vivere soltanto nel bosco della scrittura, lui che diffidava della parola parlata perché troppo imprecisa e superficiale.
Italo Calvino, per dimostrare l’importanza della lettura, diceva che «Un libro letto in tenera età e dimenticato in ogni caso lascia qualche seme in noi»
Ernesto Ferrero ha scritto che se per Italo Calvino «un classico è un autore che non ha mai finito di dire quel che ha da dire», l’autore del Sentiero dei nidi di ragno lo è diventato a pieno titolo, da un bel pezzo, suo malgrado.
Sui tre tavoli di lavoro della casa romana in Piazza Campo Marzio teneva sette cartelle che ospitavano altrettanti progetti di libro. Virtuoso dell’arte combinatoria Calvino si divertiva a disporre in indici ingegnosi le migliaia di pagine che aveva scritto praticamente su ogni oggetto dello scibile.
Nel 1985, anno in cui ci ha lasciato prematuramente, Calvino scrittore multiplo, complesso e stratificato, lanciò l’allarme per la peste del linguaggio che aveva colpito la società e ne rivelava le patologie che ci tiriamo dietro ancora oggi.
Durante il suo soggiorno parigino Italo Calvino svolgeva al Café de Flore, a Saint-Germain-des-Prés, chiacchierate amicali con Bernardo Valli, inviato speciale a Parigi per il quotidiano la Repubblica, su libri e letture.
In una intervista, rilasciata a Simonetta Fiori, lo storico Carlo Ginzburg ha dichiarato che di «Italo Calvino mi colpiva l’intelligenza fulminea, aveva una capacità di leggere quel che gli accadeva intorno, qualità che non avrei ritrovato in nessun altro. Un approccio anti-ideologico, nonostante fosse stato imbevuto di ideologia».
Per gran parte dei suoi scritti Italo Calvino ha tratto ispirazione da antiche leggende cosmologiche, dalle carte dei tarocchi come anche da oggetti di uso quotidiano. E l’aspetto visivo ha sempre svolto un ruolo fondamentale nella sua immaginazione come dimostrano Le città invisibili (la raccolta di racconti pubblicata nel 1972) oppure Le Fiabe Italiane.
Italo Calvino ha scritto: «Anche le più drammatiche e le più infelici tra le città hanno sempre qualcosa di buono. Quel qualcosa dobbiamo però scoprirlo e alimentarlo».
A molti artisti del suo tempo, come Emanuele Luzzati, Giorgio De Chirico, Carlo Levi, Fausto Melotti, Domenico Gnoli e altri Italo Calvino si è ispirato nella sua ricca e articolata produzione letteraria.
Italo Calvino, scrittore che ha attraversato il secolo scorso ottenendo una notevole fama nazionale e internazionale, riesce ancora a suscitare curiosità nel pubblico, anche di giovani, per la sua esemplare capacità nel rappresentare tanto la realtà, quanto il futuro incerto che l’essere umano deve affrontare nella vita.
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