L’Arte Gotica

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Espressione che indica la produzione artistica caratterizzata dallo stile formulato nel corso del sec. XII nell’ Ilè de France e che, estesosi a tutta l’Europa occidentale, continuò a esercitare un’ assoluta egemonia nel XIV sec. e, salvo che in Italia, nel XV, prolungandosi in molte aree (Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, paesi tedeschi) ben oltre questa data.
Il termine gotico fu originariamente usato dagli umanisti del sec XV per indicare un tipo di scrittura medioevale opposto alla scrittura romana. Più tardi, esso fu applicato con connotazione polemica all’architettura (e in seguito anche alla scultura, alla pittura e alle arti minori) del periodo compreso tra la fine del romanico e l’inizio del rinascimento.
A differenza dell’arte romanica, che aveva avuto le sue origini in una pluralità di centri, il gotico ha un unico centro di nascita e di irradiazione: la Francia settentrionale. A spiegare le origini di tale fenomeno può contribuire una visione sociale della storia dell’arte, in base alla quale tutta la prima fase del gotico può essere definita come il linguaggio artistico della monarchia francese e del potere della Chiesa.

ARCHITETTURA
Dal punto di vista tecnico, caratteristiche fondamentali dell’architettura gotica sono la trasformazione della volta romanica, basata sull’arco a tutto sesto, nella crociera ogivale, basata sul sesto acuto, e la quasi totale concentrazione del peso e delle spinte sul sistema dei sostegni, fino ad abolire la funzione statica delle pareti.
Al sistema dei contrafforti, già in uso nel romanico, si aggiunge quello degli archi rampanti, che partono, singoli o multipli, da contrafforti di enorme e graduato spessore per attanagliare le volte della navata centrale ed equilibrarne la spinta. Nell’interno, ai pilastri cruciformi e alle colonne dell’architettura romanica si sostituiscono i piloni a fascio di colonnette, raccolte attorno a un nucleo centrale che si diramano in alto per dar luogo agli archi longitudinali e trasversali e ai costoloni, spesso multipli o profilati, dalle volte. In tal modo acquista massima evidenza costruttiva ed estetica il telaio dei sostegni, degli archi e dei costoloni, in un continuo slancio verso l’altro e in una continua e sottile vibrazione lineare, mentre le parei si aprono in finestroni (monofori, bifori, trifori, quadrifori) di grande ampiezza e dalle vetrate dipinte.
Il gotico delle “cattedrali” si diffuse assai rapidamente in Inghilterra, ma vi acquistò subito caratteri originali, poiché gli architetti inglesi tradussero in un senso ornamentale la logica struttiva francese e si ricollegarono al romanico normanno per distendere in orizzontale vaste, ornatissime superfici.
Successivamente la tendenza ornamentale del gotico inglese andò via via accentuandosi (Abbazia di Westminster, dal 1240 ca; Cattedrale di Gloucester, dal 1337; Cappella del King’s College a Cambridge), dando luogo al cosiddetto stile perpendicolare, caratterizzato dai complicatissimi intrecci dei costoloni nelle volte.
Complessa fu l’evoluzione dell’architettura nei paesi germanici: assunti alcuni motivi planimetrici dell’architettura francese tardoromanica, essa elaborò originalmente, a partire dal sec. XIII sia gli impulsi del gotico delle cattedrali sia motivi cistercensi, raggiungendo un nuovo senso dell’unità dello spazio nelle chiese a sala, cosiddette tardogotiche del sec. XV e dell’inizio del sec. XVI.
Anche nella penisola iberica si elaborarono con originalità sia i motivi cistercensi, sia quelli del gotico delle cattedrali (anche in edifici monastici, specialmente in Castiglia e Portogallo).
Ancora più vari gli aspetti del gotico in Italia, dove il nuovo stile penetrò sopratutto nella sua varietà cistercense fin dai primi decenni del sec. XVIII e si svolge in una molteplicità di espressioni generalmente caratterizzate dall’equilibrio fra slancio verticale e orizzontalità, nonchè dall’esaltazione della solidità delle pareti e della loro funzione di piani ulteriormente evidenziata dalla presenza degli affreschi.

PITTURA
In Italia la pittura si espresse, a partire dagli ultimi decenni del secolo XIII sopratutto in affreschi e in tavole mentre oltralpe. dove il formarsi del linguaggio gotico è assai più precoce e dove dall’altra parte molti cicli di pittura murale sono scomparsi o eccessivamente alterati, essa è documentata da smalti, vetrate, miniature e arazzi.
Preludi al gotico si colgono negli smalti istoriati della preziosa pala di Klosteneuburg, opera del lorenese Nicolas de Verdun (1181), mentre il vero e proprio inizio della pittura gotica si può fissare nella vetrata di Saint-Remi a Reims (fine del sec. XII), in evidente rapporto con la scultura degli stessi anni.
Nella prima metà del sec. XIII, il linearismo nervoso e irrequieto della fase iniziale si sviluppò nelle forme serenamente classiche delle vetrate di Chartres e di Bourges, per aggiungere, intorno alla metà del secolo, culmini di lirica intensità e di eleganza nelle vetrate della Sainte-Chapelle di Parigi.
Frattanto pittori senesi e francesi affrescavano il palazzo dei papi ad Avignone ed altri edifici in Provenza, realizzando un fecondo incontro fra Francia e Italia. Non esente da influssi senesi è anche il più antico dipinto su tavola (e il più antico ritratto) della pittura francese; il ritratto del re Giovanni il Buono (1360 Parigi, Louvre).
Connessa alla Francia con influssi reciproci, ma anche talvolta dall’Italia, è la pittura Inglese, di cui bisogna ricordare la frammentaria pala di Westminster Palace (metà del sec. XIII) e sul finire del ‘300, il prezioso dittico Wilton nella National Gallery di Londra.
In Germania, dove miniatura e vetrate conservano più a lungo uno stile tardoromanico, il gotico penetra nella pittura attraverso Colonia a ovest, Praga e Vienna ad est.
In Italia, dove assume altissima importanza la pittura murale, partecipa in modo del tutto originale al clima gotico Giotto; al gotico francese si ricollegano invece i senesi Duccio (nonostante una componente di classicismo bizantino) e S. Martini dalla cui attività più tarda muove il filone avignonese della pittura francese, mentre Ambrogio e Pietro Lorenzetti assorbono elementi giotteschi.
In spagna dopo un lungo periodo di gotico lineare di ascendenza francese, che culmina intorno al 1330 con Juan Oliver, si fa sensibile, specie in catalogna, l’influenza senese col drammatico Ferrer Bassa e con i più sottilmente lirici J. e P. Serra, aperti anche ad apporti avignonesi.
Nell’Italia settentrionale, oltre alla pittura della scuola riminese, con tratti arcaizzanti ed echi giotteschi, vanno ricordate la miniatura e la pittura bolognese, animante dall’estroso realismo; la già citata personalità di Tommaso da Modena; la miniatura e la pittura lombarda, volta alla poesia e della realtà quotidiana, con Giovanni da Milano e Giovanni di Benedetto da Como; nel Veneto di terraferma, la pittura corale di Altichiero da Zevio, le meditazioni dolci e solenni di Giusto de’ Menabuoi, la più esile pittura di Guariento di Arpo, tutti sensibili, sia pure in senso largo, agli influssi giotteschi. A Venezia, infine, Paolo Veneziano innesta motivi emiliani su una matrice di neoellenismo bizantino.
Guglielmo Guidi (critico d’arte)


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