Il lavoro in nome della ripresa: la posizione di Annalisa Muzio e Marco Militello di Fare Latina

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Nonostante tutto, ieri abbiamo provato a celebrare la Giornata del Primo Maggio, la giornata dei lavoratori.

La situazione è deprimente ma la ripresa dell’Italia e del territorio di Latina sarà una logica conseguenza del tempo che passa in nome del Recovery Fund.

I dati Istat sull’occupazione ci dicono che nel 2020, nonostante il blocco dei licenziamenti, si sono persi 945.000 posti di lavoro, di questi circa due terzi interessano il lavoro dipendente e oltre un terzo indicano la chiusura di attività di lavoro autonomo. Questi numeri, già di per sé molto preoccupanti, diventano davvero allarmanti se si pensa che nel 2021 le cose non cambieranno a breve. Si stima, infatti, che chiuderanno circa 500.000 microimprese che mediamente occupano tra uno e tre dipendenti. Questo comporterà la perdita di un altro milione di posti di lavoro.

“In provincia di Latina la situazione non è differente –dice Annalisa Muzio, del direttivo di Fare Latina- rispetto alle dichiarazioni dei tre sindacati Cgil Cisl Uil il territorio pontino nel 2020 ha visto 1200 posti di lavoro in meno; il sostegno degli ammortizzatori sociali sono stati fondamentali per arginare la piaga della povertà e assicurare dignità a 10mila lavoratori. Non c’è una notte troppo lunga da impedire al sole di sorgere di nuovo: Latina deve guardare a quello che possiede, preservare il proprio patrimonio occupazionale con le sue eccellenze del distretto chimico-farmaceutico e puntare sul comparto turistico che significa anche valorizzare il settore enogastronomico e tutto il mondo del terziario, consolidando quello dei trasporti. Non mi stancherò mai di dirlo: il capoluogo deve puntare sulla Marina, sul turismo naturale, culturale e sportivo: in questo modo si può scommettere sulle bellezze territoriali, unendo vari comparti produttivi ed economici. Si crei una collaborazione stabile tra comune, centro per l’impiego, ispettorato del lavoro e sindacati attraverso dei protocolli programmatici che possano poi portare nuova linfa al lavoro che deve, oggi più di ieri, iniziare a svolgere il tavolo per le imprese presso l’assessorato alle attività produttive.

La perdita di occupazione impatta in massima parte sulle donne, che da sempre sono le più penalizzate nei periodi di crisi in quanto titolari della maggior parte dei contratti a termine che non vengono rinnovati quando c’è una forte contrazione economica, e sui giovani il cui tasso di disoccupazione è tornato a salire sopra il 30% nella loro fascia di età.

“Non è ancora tutto però, aumentano tragicamente anche il numero degli inattivi (oltre 700.000), ovvero coloro che non hanno e non cercano lavoro ed è proprio su questi ultimi che si dovrebbe riflettere per trovare ricette utili al rilancio dell’economia e della occupazione – è l’analisi di Marco Militello, Consulente del Lavoro, membro del centro Studi Fiscal Focus, esperto di Politiche Attive del Lavoro e socio fondatore di PALCDL-. Il problema dell’Italia è che ci sono troppe politiche passive, troppo assistenzialismo e troppe poche politiche attive. Facciamo qualche esempio: movimenti e associazioni che esprimono persone capaci di ideare, creare e realizzare azioni positive per il nostro territorio”.

La disoccupazione (oggi Naspi) è passata da 6 a 24 mesi ed è un tempo infinito per chi resta inattivo in casa (magari facendo qualche lavoro in nero) e non si impegna come dovrebbe nel cercare nuova occupazione fino a quando riceve l’assegno dall’INPS.

“Questi sono solo alcuni esempi, ma significativi, che dovrebbero far riflettere il legislatore sul fatto che la ricetta per la nuova occupazione deve passare per forza di cose sulla condizionalità e sul preavviso attivo non sul reddito di cittadinanza né sul blocco dei licenziamenti. La condizionalità deve legare i sussidi alla obbligatorietà della formazione, dell’aggiornamento e dei lavori socialmente utili –continua Marco Militello-. Oggi non possiamo pagare le persone per tenerle in casa a deprimersi e a perdere competenze. Mentre si erogano sussidi occorre incentivare corsi per migliorare e allargare le competenze (l’abuso di inglesismi ci farebbe dire skills), oppure partecipare a degli LSU. Il Covid e i lockdown hanno certamente cambiato il mondo e il modo di lavorare. Dobbiamo ripensare e aiutare le aziende a come poter creare profitto perché solo se le nostre imprese saranno più competitive e torneranno a produrre utili potranno investire per creare occupazione. In tutto questo c’è un disperato bisogno di persone capaci di indirizzare la politica verso scelte oculate e strategiche che possano essere davvero utili per il paese. Se non risvegliamo i competenti e le competenze il declino della politica, del paese e del lavoro continuerà a produrre molte più vittime del Covid. Fare Latina ha l’ambizione di poter essere la molla e parte attiva del cambiamento”.


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