Si è tenuto ieri all’Hotel Europa di Latina il convegno “Cittadini, salute e PNRR, dalla sanità degli ospedali alla sanità dei territori”, organizzato dal coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia, alla presenza del Sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.

Ad aprire i lavori, moderati dalla giornalista Sarina Biraghi, il coordinatore provinciale di FdI Latina, senatore Nicola Calandrini: “Viviamo un momento epocale con 191 miliardi di euro di risorse provenienti dal PNRR, da spendere entro il 2026. Significa investimenti sui territori. 15 miliardi saranno sulla sanità. Abbiamo investimenti certi e dall’altra abbiamo un quadro macro economico che non ci consente di stare tranquilli rispetto ai contenuti di questi investimenti. C’è il tema infrastrutturale, c’è il tema dei medici, su questi temi dobbiamo dare delle risposte”.

È seguito l’intervento del responsabile sanità di Fratelli d’Italia provincia di Latina, dott. Loreto Capuano: “La sanità pubblica non è attrattiva per i medici, per motivi economici, di vita, perché fare il medico ospedaliero non è semplice a fronte di molte responsabilità. I tagli che sono stati fatti alla Sanità non hanno giovato affinché si potesse dare una risposta concreta alla popolazione. C’è una situazione in cui l’età media è aumentata e con essa anche la richiesta di apporto sanitario. Non si può avere l’ospedale sotto casa, ma una sanità di prossimità o una sanità sul territorio andrebbe sviluppata”.

La direttrice generale della Asl di Latina dott.ssa Silvia Cavalli ha illustrato cosa prevede il PNRR per il territorio: “Abbiamo a disposizione 39 milioni per 29 interventi che si realizzeranno su tutto il territorio nell’ambito dei 5 distretti socio sanitari. Tra di essi, 18 case di comunità, 1 in ogni distretto con casa di comunità hub che coordinerà le spoke. Miglioreremo la nostra presenza nei territori cercando di potenziarla. Noi non vogliamo portare solo più prestazioni vicino al paziente ma vogliamo che il paziente possa usufruire di prestazioni giuste per la presa in carico della sua patologia, con una logica che deve integrarsi anche nella prevenzione che entra nell’ambito dell’offerta della comunità, partendo da stili di vita e fattori di rischio che devono essere occasione per intercettare cittadini. Occorrono grandi investimenti su informatizzazione e digitalizzazione, ecco perché una metà delle risorse sono per il potenziamento della rete digitale”.

È intervenuta successivamente l’esperta di sanità pubblica, la prof.ssa Marcella Marletta: “Negli ultimi anni abbiamo visto dai governi solo tagli: tagli agli ospedali, tagli al personale, tagli dei farmaci e dei dispositivi medici. Tutto questo ha generato la sanità bancomat con 330 posti letto per 100.000 abitanti contro i 550 della media europea, 9 in terapia intensiva rispetto ai 33 della Germania. Il Covid ci ha trovati impreparati, distrutti e devastati. Nei pronto soccorso mancano 4.200 medici, per questo gli ospedali sono in difficoltà. Il sovraffollamento è dovuto soprattutto alla carenza di personale medico, perché è mancata la programmazione. Arriveremo al 2026 con l’affanno. Bisogna finanziare tutto ciò che serve adesso per arrivare al 2026. Paghiamoli bene i medici, e vediamo che succede”.

Successivamente ha preso la parola il senatore Franco Zaffini, capogruppo di Fratelli d’Italia nella Commissione Igiene e Sanità del Senato: “Il Sistema Sanitario Nazionale sta cambiando con il Covid. Stiamo lavorando ad un progetto di prossimità, invece di portare il paziente alle cure, portiamo le cure al paziente. Rischiamo di avere un buon contenuto ma senza medici. Da qui al 2026 ovviamente dobbiamo fare qualcosa. Noi in questi anni abbiamo visto numerosi provvedimenti nel campo della sanità ma molti sono stati provvedimenti spot, che lo vedono il problema, tentano di risolverlo, ma sono stati pochi quelli che hanno messo mano al sistema. Sono stati più attenti all’architettura che ai contenuti. Messaggio di speranza: il SSN è pieno di gente in gamba. Dobbiamo avere fiducia in questo. Dobbiamo recuperare il senso di responsabilità. L’emergenza c’è, è vera ed è reale. Dobbiamo mettere da parte le divisioni perché stiamo trattando del benessere dei nostri concittadini”.

In conclusione è intervenuto il sottosegretario alla Salute, senatore Pierpaolo Sileri: “Noi abbiamo aumentato i numeri delle scuole di specializzazione ma 2000 borse sono andate scoperte, sono mancate le domande, guarda caso erano medicina d’urgenza e chirurgia generale. C’è un problema di vocazione. Perché oggi qualcuno dovrebbe fare il medico o l’infermiere? Per fare turni infiniti, avere stipendi bassi, per una sanità che è donna e quindi non si può fare una famiglia. E se faccio il chirurgo, perché mi devo prendere denunce e avvisi di garanzia, perché ho sbagliato qualcosa, perché magari ho fatto un turno massacrante? Oggi abbiamo carenza di medici, ma medici e infermieri non li inventi, li crei, e senza formazione adeguata non li formi. Se riduci i posti letto, come fai a formare i medici? È tutta una filiera che deve essere rivista. Noi non dobbiamo aumentare i posti di medicina e le borse, ma anche l’amore verso il SSN, aumentando gli stipendi e proteggendo il personale, parlo anche degli infermieri. I soldi ci sono, il contenitore è strutturato, manca un’azione forte nei confronti del personale e una maggiore libertà di movimento nella rete assistenziale. Gli errori sono stati fatti da tutti i partiti nel passato, ma quegli errori sono stati fatti perché le risorse sono poche e sono limitate, dal 2008. Il Covid ha fatto capire ai politici che il SSN era in sofferenza. Noi conoscevamo problemi che erano campanelli di allarme, che potevano essere visti e migliorati ma mancavano le risorse. Sono i soldi che fanno la differenza, gli investimenti portano migliorie, le migliorie portano a risparmi. Il mio messaggio di speranza è una sanità di territorio reale e tangibile. È inevitabile che con questo sistema si avrà una sanità migliore. Non sarà possibile nel 2023 e nel 2024 perché manca il contenuto umano, è su questo che dobbiamo lavorare, la sfida è il personale sanitario, limitando anche gli attriti all’interno delle professioni sanitarie. Bisogna pensare ad un’evoluzione della professione sanitaria. Servono più OSS, infermieri e medici ma per formarli serve del tempo e serve dire a chi si forma che il servizio li accoglie a braccia aperte e li paga di più”.


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