Il miracolo di Spinoza

112

Il miracolo di Spinoza                                                                                         Una filosofia per illuminare di Frédéric Lenoir

Mi sono sempre impegnato a non deridere le azioni degli uomini, a non compiangerle,  a non detestarle, ma solo a comprenderle. (Baruch Spinoza)

Nonostante le numerose sofferenze della sua breve esistenza e nonostante che sia vissuto in un periodo, il diciassettesimo secolo, in cui trionfavano l’oscurantismo, l’intolleranza e il fanatismo, Baruch Spinoza (nato ad Amsterdam il 24 novembre 1632 e morto di tisi a l’Aja il 21 febbraio 1677) è stato un pensatore stimolante, geniale che ha posto al centro del suo sistema filosofico la ragione che è in grado di comprendere i meccanismi che caratterizzano gli esseri umani. Con le sue straordinarie opere filosofiche ha liberato la mente umana dalle tradizioni e dal conservatorismo.

Nella significativa Prefazione dell’originale libro, Il miracolo Spinoza. Una filosofia per illuminare la nostra vita, il filosofo, sociologo e scrittore francese Frédéric Lenoir afferma che Spinoza è stato ritenuto da Goethe, Nietzsche, Einstein e Freud, e anche, da Flaubert e dal famoso neuropsicologo Antonio Damaso, il più grande dei filosofi.        Con il suo pensiero Spinoza, il filosofo ebreo visse nei Paesi Bassi, è considerato un sapiente che ha contribuito a cambiare lo sguardo degli esseri umani sul mondo con lo scopo di rendere gli uomini liberi e felici, come lo fu lui stesso.

L’autore del saggio, nel chiedersi se Spinoza possa essere considerato il precursore dell’Illuminismo, il pioniere di una lettura storica e critica della Bibbia, il fondatore della psicologia del profondo, il promotore della filologia, della sociologia e dell’etologia, l’inventore di una filosofia fondata sul desiderio e sulla gioia, capace di sconvolgere la tradizionale concezione di Dio, della morale e della felicità, afferma convintamente che il filosofo olandese per molti aspetti ha anticipato il suo tempo, e anche il nostro, costituendo così «Il miracolo Spinoza», come riportato nel titolo del libro.

Nell’Etica, opera principale di non facile lettura, Baruch Spinoza, con il suo apparato di definizioni, assiomi, opposizioni, dimostrazioni, corollari e commenti, ha eretto una costruzione intellettuale profonda che ha rappresentato una straordinaria rivoluzione, politica, religiosa, antropologica, psicologica e morale.

Tutto il suo edificio filosofico si basa sulla convinzione che la realtà è tutta intelligibile, perché non c’è nulla di irrazionale e propone agli uomini di ogni periodo storico un percorso di liberazione basato sull’osservazione attenta e precisa di noi stessi, delle nostre passioni, emozioni e desideri, che renderà gli uomini liberi.

Nella sua variegata e poderosa produzione speculativa, Spinoza ripete più volte che è importante «non deridere, non compiangere, non disprezzare, ma comprendere le azioni umane» e non esprimere alcun giudizio e cercare di capirle per migliorarle, poiché l’uomo è una parte della natura che obbedisce alle leggi universali degli esseri viventi.  Il suo complesso sistema filosofico costituisce una potente e profonda rottura con la teologia ebraica e cristiana e con la filosofia di Cartesio, che ebbe una notevole influenza su Spinoza, la cui cultura era più letteraria e storica che filosofica.

L’autore, nel tratteggiare gli anni dolorosi dell’infanzia e dell’adolescenza di Baruch trascorsi ad Amsterdam, allora centro europeo delle lettere e delle arti, mette in risalto l’influenza che ebbero i numerosi lutti familiari, l’essere stato vittima di un tentativo di omicidio, i problemi finanziari ed economici e il rapporto con il «famigerato maestro», Frans Van den Enden, presso il quale seguiva le lezioni di latino.

Il giovane Spinoza ebbe una importante conversione filosofica manifestata in uno dei suoi primi scritti, Trattato sull’emendazione dell’intelletto, dove confessa di abbandonare l’istruzione religiosa dogmatica e rigorista e di appassionarsi alla libera ricerca della verità e della felicità ultima basata sulla ragione.

All’età di ventitré anni Spinoza viene espulso dalla comunità ebraica per le “orribili eresie” che praticava e insegnava, per gli “atti mostruosi” e per le sue idee eterodosse e liberali. In seguito, condannato ad abbandonare la città su richiesta dei rabbini, decise di trasferirsi nella piccola città di Rijnsburg, vicino all’università di Leida, e di concentrarsi sugli studi di filosofia, la vera passione della sua vita.

Per cautelarsi dall’accusa di ateismo e per difendere la libertà di pensiero s’impegna nella stesura della sua principale opera politica e religiosa il Trattato teologico e politico (pubblicato anonimo), dove denuncia con forza la superstizione, basata sulla paura, sulla quale troppo spesso la religione si fonda per prosperare, e dimostra che la libertà di pensiero e di culto è utile alla fede quanto al mantenimento della pace pubblica.

S’interroga, inoltre, sulla rivelazione divina, profetica basata sull’immaginazione, che si distingue dalla conoscenza naturale fondata sulla ragione universalistica che comporta la necessità di esercitare la giustizia e la carità di agire per il sommo bene e per la massima felicità attraverso la perfezione dell’intelletto.

Per Spinoza spirito libero e indipendente, che ha notevolmente contribuito con la sua lucida e profonda filosofia alla conoscenza della mente umana, è necessario distinguere bene il pensiero dalla fede, la filosofia dalla teologia perché la filosofia cerca la verità e la beatitudine suprema, mentre la fede mira alla obbedienza.

Considerato il fondatore dell’esegesi moderna con il suo geometrico metodo interpretativo, fondato sulla ragione critica, Spinoza, il costruttore e tagliatore di lenti, ha posto le fondamenta per una lettura storica e critica della Bibbia. Per lui teologia e filosofia sono due campi diversi che seguono logiche differenti. I Vangeli sono una tappa inevitabile sulla strada della verità. Dio immanente, identificato con la Natura, con l’intero Cosmo, con la Sostanza costituita da un’infinità di attributi, è un essere infinito, principe della ragione e modello di buona vita. La sua visione antropologica ed etica è radicalmente nuova fondata sul desiderio e sulla gioia senza limiti.

Nella sua opera più rigogliosa e complessa, l’Etica more geometrico demonstrata, conclusa due anni (1677) prima di morire e pubblicata postuma, Spinoza indica l’impegnativo cammino dello schiavo verso la libertà, il percorso dell’uomo triste, sottomesso alle passioni, verso la perfetta gioia di una vita buona e felice.

Spinoza propone un superamento di tutte le religioni mediante la saggezza filosofica che conduce a “un amore intellettuale” di Dio (che è eterno), fonte della vera Beatitudine e Sostanza unica di tutto ciò che esiste. La ragione permette agli uomini di scoprire un Dio autonomo, unico e infinito, senza l’aiuto della norma religiosa e di tutti i dogmi.

Il filosofo olandese non crede nell’esistenza del Dio creatore rivelato dalla Bibbia, però pensa a un Dio cosmico che è alla base della sua filosofia etica perché è convinto che ogni etica debba per forza poggiare su una certa visione del mondo e di Dio.

Nell’Etica Spinoza studia l’uomo, parte integrante della Natura, e, dopo aver elaborato una concezione monistica di Dio, sviluppa una concezione rivoluzionaria monistica dell’essere umano fatto di mente e di corpo che hanno la stessa dignità che sono due facce della stessa realtà. L’uomo pensa a partire dal suo corpo in tutte le sue dimensioni: fisica, sensoriale, emotiva e affettiva.

Per Spinoza è necessario comprendere e spiegare i comportamenti umani invece che deriderli, giudicarli e lamentarsene, è importante capirne le ragioni e le cause profonde che li animano. Per la sua filosofia etica, che comincia da una conoscenza razionale di Dio e si conclude tramite l’amore di Dio, il concetto più importante è la volontà, lo sforzo che l’uomo mette in atto per accrescere il suo essere, la sua potenza di esistere e di agire.

L’essere umano, nel cercare di vivere sotto la guida della ragione, è in fondo un essere che desidera, e sui desideri si fonda la virtù che conduce, mediante la ragione e la volontà, alla felicità più grande e alla beatitudine, cioè alla gioia perfetta, vera e durevole. La sua antropologia colloca il desiderio e la gioia a fondamento dell’etica.

          Spinoza, instaurando una vera rivoluzione copernicana, riconduce il bene ai nostri desideri e sostituisce la morale tradizionale, trascendente e irrazionale del bene e del male con l’etica basata sulla ricerca razionale e immanente del buono e il cattivo. L’essere umano, guidato dalla ragione, è libero se agisce secondo la propria natura profonda, se è pienamente sé stesso, liberato dalla schiavitù dell’ignoranza e delle passioni.

          L’autore del libro, Il miracolo Spinoza. Una filosofia per illuminare la nostra vita, Frédéric Lenoir, nelle conclusioni finali afferma che, nonostante le sue riserve sui concetti spinoziani della donna e della visione degli animali, il filosofo olandese per il suo lucido e acuto sguardo sulla natura umana e sul mondo, è stato un pensatore coraggioso, coerente che ha saputo illuminare, con la sua incessante ricerca di saggezza, gli uomini del suo tempo e di ogni epoca.


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.