La Gentilezza

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La gentilezza.

“La gentilezza è una cosa che è rara. Ed è anche giusto che sia rara. Perché altrimenti la rendiamo troppo comune e diventa una cosa volgare. È tipica delle anime superiori. La gentilezza di rispettare l’altro, soprattutto quando l’altro dice delle cose divergenti dalle tue. Capisci tante cose se ascolti storie e opinioni diverse. Ecco, la gentilezza è nell’ascolto.” Crepet.

Quando leggo di queste affermazioni, faccio decisamente pace con la mia anima e con la voglia di vivere, che a volte trascino mal volentieri.

Spesso riflettevo sulla consuetudine delle persone avanti con l’età di trascorrere ore del loro tempo in silenzio. Non ne capivo il significato. Lo attribuivo a disturbi uditivi. Debbo ricredermi.

Passeggiando per le vie della città, notavo queste persone che lentamente attraversavano strade e marciapiedi, vuoti e assolati. Privi della gioventù locale, forse ancora dormiente.

In cerca di cosa? Forse di parole da ascoltare.

Ma non da sole. In altri luoghi mamme con figli seduti nei passeggini, accompagnate da amiche, mamme fermarsi in quei pochi bar aperti per un cappuccino o un caffè.

Anche loro pronte ad ascoltare? Chissà!

Gentilezza dunque e rispetto dell’altro.

Quante volte abbiamo ringraziato dopo aver sorseggiato una bevanda o un caffè al bar?  Non sempre chi ha diverse idee sullo stesso tema ha torto. Spesso, anzi spessissimo ha più ragione di quanto si pensi.

Colpe? Di chi? Ideologicamente difese?

Siamo dunque così? E’ dagli anni settanta che sono state iniettate nel sangue e nella mente delle persone alcune affermazioni che gridano vendetta.

Lavoro=Reddito. No! Lavoro= Dignità ( Crepet ), ma andiamo a spiegarlo oggi a chi ci circonda.

Spiegatelo dunque a coloro che a quaranta, cinquanta anni perdono il lavoro.

Avranno perso la DIGNITA’ ed anche il reddito, si.

Ma la mancanza di DIGNITA’ colpisce dura.

Ieri ho visto una pubblicità sull’uso dei telefonini ai minori.

Si parlava di quattordici anni  età minima senza l’aiuto di un genitore.

Mi chiedo e chiedo, in quante famiglie circolano i telefonini a bambini, BAMBINI, di dieci anni?

Hanno ancora i nonni, nipoti che li ascoltino?

Non ho mai visto e non vedo, forse non vedrò, nipoti a spasso con i nonni, o costoro che si appoggiano sulla spalla del nipotino, non perché ne abbiano bisogno.

Cito Vivian Lamarque: “Le era entrato nel cuore. Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie, le era entrato nel cuore. E lì cosa faceva? Stava. Abitava il suo cuore, come una casa.”

Ecco, non sono migliore di tanti altri, ma cerco sempre di non dimenticare una frase di antichi filosofi, adattata ai tempi moderni:

“Siamo stati creati con due orecchie ed una sola bocca, non per ascoltare stereofonicamente, ma per ascoltare di più e parlare di meno.”

Con la stima di sempre,

marco isone.


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