Quel 9 maggio che ricorda tante tragedie, da Marta Russo a Peppino Impastato, ad Aldo Moro

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Venticinque anni esatti: un quarto di secolo da quel maledetto 9 maggio 1997, quando Marta Russo, studentessa ventiduenne di Giurisprudenza, fu gravemente ferita da un colpo di pistola. Morì cinque giorni dopo in ospedale. Al termine di un processo fortemente mediatico, nel 2003 fu condannato in via definitiva per il delitto un assistente universitario di Filosofia del diritto, Giovanni Scattone , per il reato di omicidio colposo aggravato. Un suo collega, Salvatore Ferraro, fu condannato invece per favoreggiamento personale: entrambi hanno sempre continuato a professarsi innocenti.

Scontata la pena, prima in carcere e poi ai servizi sociali, fino al 2006, e non più interdetto dai pubblici uffici, Giovanni Scattone lavorò poi come insegnante di liceo supplente, ottenendo nel 2011 un incarico in Storia e Filosofia al liceo scientifico Cavour di Roma, dove aveva studiato Marta Russo. Polemiche a non finire. Ottenuto l’insegnamento di ruolo, abbandonò però la docenza anche a causa del clima ostile.

Una ferita mai rimarginata, per l’opinione pubblica, e tanti erano presenti stamattina per depositare un mazzo di fiori sotto la targa in ricordo di Marta, descritta dai familiari come una «studentessa modello: voleva laurearsi per difendere i più deboli, era molto determinata». Iscritta a Giurisprudenza, stava passeggiando con l’amica Jolanda Ricci tra Scienze statistiche, Scienze politiche e la sua facoltà, quando il proiettile penetrò nella nuca, dietro l’orecchio sinistro. Ieri l’omaggio sentito, silenzioso, partecipe, immaginato come un percorso a tappe dall’associazione “Studenti in movimento” per la concomitanza con altri delitti incardinati nella carne viva e tuttora dolente del Paese. E legati in qualche modo all’università.
Prima i fiori freschi sotto la targa per Marta, con i genitori Donato e Aureliana e la rettrice Antonella Polimeni. Poi è stata onorata la memoria di Peppino Impastato, di cui ricorre oggi l’anniversario dell’uccisione per mano della mafia 44 anni fa, con una sosta alla pietra d’inciampo lungo il viale dell’Università. Infine la riflessione davanti all’aula XI del dipartimento di Scienze politiche dov’era docente Aldo Moro. Quarantaquattro anni dall’uccisione e dal ritrovamento del corpo dello statista: presenti il figlio, il professor Giovanni, la rettrice e alcuni docenti.

IL PM al processo per l’uccisione di Marta Russo era Carlo La Speranza, attuale procuratore aggiunto di Latina.Con Lui anche Italo Ormanni.

Un anno fa, passando all’interno del Policlinico Umberto I, ho visto che la biblioteca è dedicata a Marta Russo e questo mi ha fatto un immenso piacere. Marta, tu non potrai essere dimenticata. La tua vita è stata troppo breve e per questo la tua immagine ci deve accompagnare per sempre.


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