Il Meetup 5 Stelle “Cittadinanza Attiva” invita a votare No al referendum

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LATINA – Il MoVimento 5 Stelle invita a votare NO al prossimo referendum costituzionale.
La riforma darà ancora più potere alla politica per toglierlo ai cittadini sempre meno sovrani. La nazione non ha bisogno di padri costituenti come Renzi, Boschi e Verdini per cancellare 68 anni di storia repubblicana. L’Italia è all’apice del degrado morale e questa riforma ne è la rappresentazione evidente. Gli italiani hanno bisogno di maggiore onestà intellettuale e maggiore democrazia partecipata. Se dovesse prevalere il SI il Paese scivolerà in un preoccupante deficit di democrazia, il potere si concentrerà inevitabilmente nelle mani di pochi o, peggio ancora, di una sola persona.

Le ragioni del Si vanno contro tutti i principi e valori su cui si fonda il M5S, dalla democrazia partecipata alla sovranità popolare. In questo contesto, a Latina, si inserisce il Meetup 5 Stelle “Cittadinanza Attiva”, che sposa pienamente l’indicazione del MoVimento nazionale di promuovere le ragioni del NO. Notoriamente lo scopo dei meetup è creare cultura della partecipazione alla vita pubblica. I gruppi di attivisti locali e il MoVimento 5 Stelle nazionale si riconoscono negli stessi valori e tendono alla realizzazione della stessa idea di società. In virtù di questi principi, il Meetup 5 Stelle “Cittadinanza Attiva” si impegnerà fino alla data referendaria a promuovere le ragioni del No, contribuendo ad informare i cittadini sulle motivazioni che indignano politicamente l’opposizione parlamentare.

Il Meetup 5 Stelle “Cittadinanza Attiva” spiega di seguito i motivi principali per sostenere in autunno il NO referendario.

Il testo della riforma è privo del più elementare requisito di democraticità, in quanto, trattandosi di un radicale sconvolgimento degli articoli costituzionali, non è il frutto di una scelta maturata democraticamente fra le forze politiche parlamentari, ma è una stesura dispotica ed unilaterale.

Il punto più controverso è l’eliminazione del Senato che, secondo le ragioni del SI, dovrebbe rendere l’Italia uno Stato moderno, dalle istituzioni snelle e con costi ridotti. I nuovi Senatori non verranno più eletti dal popolo ma saranno nominati da altri politici, lottizzando ancor di più questo ramo del Parlamento. Il risparmio sarà limitato perché continueremo comunque a pagare i nuovi senatori (diarie, rimborsi spese, indennità), le commissioni, la gestione degli immobili, i servizi del Senato e tutto il personale dipendente.

La necessità di modificare la Costituzione attraverso un referendum, che convocherà gli italiani alle urne per esprimere la preferenza SI oppure NO alla riforma della Carta Costituzione voluta dal Governo Renzi, è stata motivata dalla circostanza che, in sede di votazione in Parlamento, il disegno di legge Boschi non ha ottenuto la maggioranza dei voti. La decisione della sua entrata in vigore spetterà, dunque, ai cittadini.

A maggio ha avuto inizio la campagna del premier Renzi per il SI al referendum costituzionale e l’esito referendario sarà il banco di prova per la politica del suo governo. Il premier ha dichiarato di dimettersi in caso della vittoria del No. Per tale motivo, l’esito del referendum acquista un importante significato politico per le sorti di questo esecutivo e dell’attuale legislatura.

Il cittadino, al momento della votazione, troverà una scheda con una sola opzione facendo prevalere, in entrambi i casi, ragioni politiche che per nulla dovrebbero interferire nel merito della Legge. Sarebbe pertanto più corretto dare la facoltà di esprimersi sui quesiti in maniera distinta, come è stato proposto dall’opposizione in Parlamento.

Il disegno di legge introduce diverse novità come l’abolizione del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, l’aumento del numero delle firme necessarie per proporre un referendum e la modifica del quorum per l’elezione del presidente della Repubblica.

Per questo tipo di referendum, chiamato anche confermativo o sospensivo, non è necessario il raggiungimento del quorum. Diversamente dal referendum abrogativo, come quello di aprile sulle trivelle, non servirà il 50% dei voti più uno, vincerà l’opzione (Sì oppure No) che avrà ottenuto la maggioranza delle preferenze.

Gli aventi diritto al voto si pronunceranno in favore o contro tutto il testo della riforma. Da ciò nasce la proposta del Movimento 5 Stelle di dividere singolarmente i quesiti principali in sede di votazione.

I motivi per cui gli italiani dovrebbero votare NO, su invito del MoVimento 5 Stelle, si possono riassumere in 6 punti fondamentali:

con l’abolizione del bicameralismo paritario, con il nuovo Senato, non si creeranno semplificazioni ma conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato;

si tratta di una riforma illegittima perché prodotta da un parlamento eletto non dal popolo ma con una legge elettorale denominata “Porcellum” dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale;

i componenti del nuovo Senato, consiglieri regionali e sindaci, godranno di immunità parlamentare. Inoltre, non è una riforma scritta in modo chiaro e non è stata prodotta democraticamente dal parlamento, ma su indicazioni dell’esecutivo;

i costi della politica non verranno dimezzati, come sbandierato dai promotori del SI, con la riforma si risparmierà circa il 20%, ma verranno introdotte nuove indennità per i parlamentari;

la riforma non garantisce la sovranità popolare, priva il popolo dei suoi poteri e consegna la sovranità nelle mani di una minoranza. Grazie alla legge denominata “Italicum” verrà consentita la trasformazione di una minoranza in maggioranza di governo.

attualmente servono 50 mila firme per i disegni di legge di iniziativa popolare. Con la riforma costituzionale si limiterà la partecipazione diretta dei cittadini in quanto si amplieranno a 150 mila il numero minimo di firme.

Sinteticamente le ragioni del SI con la riforma costituzionale in cinque sintetici punti:

addio bicameralismo paritario;
la diminuzione del numero dei parlamentari porterà importanti risparmi;
solo la Camera concederà la fiducia al governo, in questo scenario si instaurerà un rapporto di fiducia esclusivo con quest’ala del parlamento;
il Senato farà da “camera di compensazione” tra Governo e poteri locali, quindi diminuiranno i casi di contenzioso tra Stato e Regioni davanti la Corte costituzionale;
grazie all’introduzione del referendum propositivo e alle modifiche sul quorum referendario aumenterebbe la democrazia diretta.


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