L’ Indagine IPSOS Generazione Z : Il Rapporto con il cibo e la ristorazione, numeri e tendenze

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L’indagine Ipsos Generazione Z: il rapporto con il cibo e la ristorazione. Numeri e tendenze” -realizzata per Cirfood District è presentata in occasione del primo “Summit della Ristorazione Collettiva” tenutosi a Reggio Emilia- ha coinvolto i ragazzi e le ragazze con un’età compresa tra i 16 e i 26 anni, esplorando il rapporto con il proprio corpo, il cibo e la ristorazione.

Secondo i risultati, i giovani della Generazione Z preferiscono consumare cibi semplici e italiani e prestano una particolare attenzione alla sostenibilità. In generale, per loro consumare cibo fuori casa è essenzialmente un’esigenza di socialità.

La Generazione Z, nata tra il 1997 e il 2012, sta influenzando le tendenze alimentari in modi nuovi e interessanti. Questo articolo esplora come stanno cambiando il panorama alimentare e cosa significa questo per l’industria della ristorazione nel 2024.

La Generazione Z (Gen Z), composta da individui nati tra il 1997 e il 2012, sta rivoluzionando il modo in cui si cucina, si consumano snack e si mangia, differenziando sensibilmente le proprie abitudini da quelle delle generazioni precedenti. Questo gruppo di giovani consumatori, cresciuto in un’epoca di rapida evoluzione tecnologica e di crescente consapevolezza sociale e ambientale, sta influenzando le tendenze alimentari in modi nuovi e interessanti.

Ma non si tratta solo di un cambiamento culturale. La Gen Z rappresenta anche un enorme potenziale economico. Secondo uno studio di Bloomberg, la Gen Z ha superato i Millennials come la generazione più numerosa nel 2021, rappresentando circa il 32% della popolazione mondiale. Questo significa che stanno per diventare il gruppo di consumatori più influente a livello globale.

Il 56 per cento dei giovani ha una relazione in tensione con il cibo, mentre il 44 per cento è piuttosto “pacificato”. Un quarto degli intervistati appartiene al campo degli “sregolati”, che hanno una relazione conflittuale con il cibo e l’8 per cento si colloca sul crinale dell’anoressia.

La Generazione Z afferma di credere genericamente alla sostenibilità e di ritenerla un percorso irreversibile. Sono solo parole o ci sono anche i fatti? Mcdonald’s ha commissionato ad Astra Ricerche un’indagine per comprendere quale sia il vero rapporto della Generazione Z con la sostenibilità alimentare e la loro visione della transizione ecologica nella filiera agroalimentare.

I risultati dell’indagine Astra Ricerche per McDonald’s sono stati presentati nel corso di una serie di incontri in Sicilia, Emilia Romagna e Veneto organizzati da Fondazione Qualivita e Origin Italia in collaborazione con McDonald’s sul tema dalla produzione al consumo, la sfida dell’agroalimentare di qualità verso la transizione ecologica.

Orgoglio per le eccellenze italiane, attenzione alla sostenibilità ambientale e lotta allo spreco sono gli elementi chiave della filiera agroalimentare di domani per i giovani nella fascia di età 15-25 anni. Proprio lo spreco da parte del consumatore è al primo posto per l’impatto negativo della filiera (51%), seguito dal trasporto (47%), dalla lavorazione/trasformazione industriale (44%) e dal packaging (40%).

I giovani della Generazione Z conoscono il concetto di transizione ecologica della filiera alimentare più del campione generale (60% contro il 42.2%), ma vogliono saperne di più (40% contro il 35.0%), a dimostrazione di un reale interesse per l’argomento. Sono più attenti ai temi attinenti all’alimentazione (45% contro il 34,4%), visitano sagre, eventi e fiere a tema, sia nella propria regione (33%) sia in altre (21%).

Per la Generazione Z la sostenibilità alimentare è interpretata a tutto tondo: la priorità va alla sostenibilità ambientale (72%), seguita dalla sostenibilità economica di filiera (66%) e dalla sostenibilità sociale (66%). Diffidano degli annunci di sostenibilità delle aziende (solo 4 su 10 li ritengono credibili), ma il 97% di essi è disposto a pagare di più un prodotto la cui sostenibilità sia garantita, ritenendo che sia anche di migliore qualità.

A commento dei risultati della ricerca su Generazione Z e sostenibilità, Mario Federico amministratore delegato McDonald’s Italia, ha dichiarato che «in questi anni McDonald’s è riuscito a portare al grande pubblico le eccellenze del Made in Italy, tradizionalmente considerate di nicchia, riuscendo a educare i clienti sulla qualità e sui prodotti italiani. Così oggi, in uno scenario mutato, cogliamo la nuova sfida della transizione ecologica, un percorso che dobbiamo cogliere insieme a tutta la filiera agroalimentare, di cui noi siamo l’ultimo anello, il vero punto di contatto con le giovani generazioni. Io credo che la ristorazione in questo abbia un ruolo fondamentale perché intercetta le esigenze dei consumatori, e può farle risalire lungo tutta la filiera suggerendo agli altri attori quali azioni concrete mettere in pratica».

Alessandra Trotta

(Giornalista e scrittrice)


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