Capolavori del Guggenheim : Il grande collezionismo da Renoir a Warhol

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Capolavori del Guggenheim

Il grande collezionismo da Renoir a Warhol

 

 

di Sergio Salvatori

 

Solomon e Peggy Guggenheim, zio e nipote,  nel secolo scorso diedero vita a due straordinarie raccolte private.  Il sipario si apre quando l’industriale minerario dell’argento, rame e acciaio, di origine svizzera Solomon Guggenheim, sposato con Irene Rothschild, conobbe la giovane pittrice Hilla Rebay, che divenne ben presto la consulente artistica dei coniugi, accompagnandoli durante il 1929, nel primo di numerosi viaggi in Europa alla scoperta degli Atelier degli artisti.  Nel 1937, dopo aver costituito la Fondazione che porta il suo nome, Solomon passa alla creazione di un museo e nomina direttrice Hilla Rebay.  Il 21 ottobre 1959 aprirà su Fifth Avenue la sede-capolavoro  di Frank Lloid Wrigth.  La nipote Peggy, nasce da Benjamin Guggenheim, fratello di Solomon (morto eroicamente nel naufragio del Titanic) e Florette Seligman, una fra le più importanti famiglie  di banchieri americani.  Peggy cresce a New York.  Negli anni venti è protagonista della vita mondana, bohémien e culturale di Parigi e proprio in quegli anni posa per Man Ray, ben presto a molte amicizie che stringe, come per esempio: Samuel Beckett, Costantin Brancusi e Marcel Duchamp, inizierà la propria collezione di opere d’arte.  Nel 1938 apre a Londra la galleria Guggenheim Jeune e l’anno successivo, espone la prima personale di Kandinsky nel Regno Unito: trentasette opere dal 1909 al 1937 con l’introduzione al catalogo di André Breton.  Nel 1939 chiude il Guggenheim Jeune ma continua a collezionare capolavori d’arte astratta e surrealista, per poi dedicarsi all’arte americana, anche dopo il matrimonio con Max Ernest.  Il suo motto era “comprare un quadro al giorno”.  Si trasferisce negli Stati Uniti nel 1941, a causa della seconda guerra mondiale.  In America, nel 1942, Peggy apre Art of This Century, un museo-galleria sulla West 57 esima street  e scopre la scuola di New York, di cui esporrà artisti quali: Marc Rothko, Robert Motherwell e, soprattutto, di Jackson Pollock, presente con tre opere tra cui il famoso “Grigiore d’Oceano”, uno dei suoi ultimi grandi lavori, in cui degli occhi allucinati fuoriescono dal magma pittorico e di cui Pollock ebbe a dire: “Quando si dipinge con il subconscio è inevitabile che emergono delle figure”. Alla fine della guerra, la facoltosa collezionista torna in Europa e si stabilisce con la sua collezione a Venezia, (dove partecipa alla Biennale del 1948) acquista Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, oggi sede del museo che porta il suo nome.  La collezione comprende opere realizzate nel periodo tra impressionismo e post-impressionismo.  Dovuti a maestri quali: Manet, Renoir, Monet, Cezanne, Van Gogh, Bonnard, Rousseau.  L’Impressionismo è un movimento che deriva direttamente dal realismo, in quanto come questo, s’interessa soprattutto alla rappresentazione della realtà quotidiana; ma, rispetto al realismo, non né condivide l’impegno ideologico e politico: non si occupa dei problemi, ma solo dei lati gradevoli della società del tempo.  Per Van Gogh invece, come asserisce lo scrittore e critico d’arte Mario De Micheli: “Il colore non ha una funzione decorativa, non punta sull’armonia dei rapporti, non è un veicolo di evasione.  Egli è il testimone della crisi dei valori spirituali dell’Ottocento e apre la strada alla corrente  espressionista moderna, che spesso riconoscerà nell’uomo il centro dei suoi interessi”. Si prosegue con il neo-impressionismo di Seurat e il Picasso pre-cubista del ritratto di “Fernande con mantiglia nera” del 1905-1906.  Il suo pensiero testimonia la passione di Peggy per le varie fasi del cubismo, con opere di Braque “violino e tavolozza”, Leger e Delaunay “Sant-Sevèrin n3” del 1909-1910.  In seguito guarda all’astrattismo di Mondrian e al Futurismo italiano con Balla “velocità astratta + rumore, Umberto Boccioni”.  Nella collezione di Peggy sono documentati i capolavori della Metafisica e del Surrealismo, dovuti a maestri come De Chirico, Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tanguy, Mirò, poi la produzione degli anni Trenta di Picasso e Mondrian, per arrivare alle opere del dopoguerra con Lazlò, Moholy-Nagy Alexander Calder, all’Informale di Dubuffet, Emilio Vedova, poi con Giacometti, Hartung, Mario Merz, Serra, e la passione di Peggy Guggenheim, l’Espressionismo Astratto americano di Pollock, maestro dell’Action Penting, il Neo-Dada, e la Pop Art: da Robert Rauschenberg e Jasper Johns, a Roy Linchtenstein,  e Andy Warhol, con l’autoritratto del 1986.  Informazioni – Palazzo Venier dei Leoni – Venezia – telefono: 041 2405 411


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