La sola eventualità che Salvini possa andare a processo con l’accusa
di sequestro di persona, in un Paese normale, farebbe ridere i polli.
Tuttavia, in un sistema del tutto squilibrato in cui si tende a
neutralizzare l’avversario politico per via giudiziaria (do you
remember Mr.Berlusconi?), la cosa non sorprende.
Con molta probabilità l’Aula del Senato spedirà Salvini davanti ad un
giudice in merito alla vicenda della nave “Gregoretti”.
I grillini, il Pd, Renzi, quel che resta dei comunisti ed altre
frattaglie voteranno in questo senso.
Il movimento di Beppe Grillo pare vivere in una eterna dissociazione
mentale. Sembra che al Governo con il leader della Lega ci sia stato
Mazinga, Jack lo squartatore, Pacciani ma loro no, loro sono
innocenti.
Ed invece erano pienamente consci della linea politica che Matteo
Salvini impose a quel Governo sulla immigrazione e che loro
accettarono senza fiatare. Almeno fino a quando, morsi dalla paura di
perdere il potere e tornare disoccupati, hanno sostituito Salvini con
Zingaretti. Nemmeno fossero delle olgettine qualunque.
Ho ascoltato la relazione svolta dalla Senatrice ed Avvocato Giulia
Bongiorno. Impeccabile. Ha suggerito al leader del suo partito di non
fidarsi di lei, di ascoltare un avvocato molto più bravo: il
Prof.Giuseppe Conte. Fu proprio l’Avvocato del popolo, infatti, a
dichiarare che il ritardo delle operazioni di sbarco fu dovuto alla
difficile operazione di redistribuzione dei migranti. Una volta
redistribuiti, i migranti hanno abbandonato la “Gregoretti”. Di qui il
nesso logico che unisce redistribuzione e sbarco.
Il Senato, dunque, non è chiamato a votare sulla condivisione o meno
della politica sulla immigrazione di Matteo Salvini sulla quale,
peraltro, da cattolico osservante  nutro dubbi e
perplessità sul merito e sullo stile con il quale viene declinata.
Palazzo Madama deve pronunciarsi sulla aderenza di quella politica ad
un interesse di natura pubblica. Se si perde di vista questo che è
tutto fuorché un dettaglio, si svilisce la funzione giurisdizionale
che le Aule parlamentari, in alcuni frangenti, esercitano.
Quando vi è una crisi, un vuoto in uno dei poteri dello Stato questo
viene sempre riempito dal potere che avrebbe la funzione di
bilanciarlo. E’ quello che Montesquieu definiva “il crepuscolo del
potere”.
In altre parole, il Senato non è chiamato ad un voto politico o di
opposizione a Salvini. Coraggiosamente dovrebbe andare oltre le
divisioni partitiche, culturali ed ideologiche riaffermando così
l’autonomia del potere politico sul giudiziario.
La Politica di un Ministro, qualunque essa sia , non può certo essere
oggetto di inchieste giudiziarie dell’ultima procura italiana.
La Repubblica delle manette lasciamola ai grillini ed ai loro
intellettuali di riferimento, Travaglio e Davigo.


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