Italo Svevo e James Joyce

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Italo Svevo e James Joyce : Un’amicizia geniale

 L’amicizia è un filo che ci unisce, crea dei legami, delle connessioni tra noi e l’altro.

            L’antico filosofo greco, Epicuro, diceva: «Di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, il bene più grande è l’amicizia». Questo sentimento umano, che si basa su una affinità di caratteri e su una comunanza di interessi, di stima reciproca e di affetti unisce, crea dei forti legami talvolta indissolubili, che migliorano la vita.

Nella Trieste austroungarica, nei primi anni del Novecento, nacque una stretta e sincera amicizia geniale tra un giovane insegnante di lingue alle prime armi, James Joyce, e un facoltoso uomo d’affari, Italo Svevo. Quella tra i due grandi scrittori, Italo Svevo e James Joyce, è stata una particolare e complessa amicizia letteraria, rafforzata da affinità psicologica e non solo.

Com’è noto, lo scrittore irlandese risiedette a lungo a Trieste dove, quando arrivò nel 1904, conobbe Italo Svevo, più vecchio di lui di una ventina d’anni, autore già a quell’epoca dei due primi romanzi, Una vita e Senilità, pubblicati a sue spese e passati praticamente inosservati. Quanto a Joyce, ancora giovanissimo scrittore in fieri, proprio a Trieste concluse il suo esordio letterario con la raccolta di poesia Musica da camera (1907).                                                                                                               Italo Svevo e James Joyce sono diventati amici prima di tutto umanamente e, a partire dalla loro reciproca simpatia, è scaturito un profondo sodalizio artistico. Le loro storie personali e intellettuali si incrociano; si scambiano gli scritti e reciprocamente ammirano le rispettive opere letterarie.

Il primo incontro tra i due “giganti” della letteratura avvenne per ragioni professionali. Italo Svevo, infatti, diventato direttore del colorificio Veneziani, ebbe necessità di imparare la lingua inglese per aprire una succursale della fabbrica di vernici nei pressi di Londra e si rivolse, insieme alla moglie Livia Veneziani, alla Berlitz School, dove fu affidato al giovane professore irlandese (stravagante perché frequentava bordelli e osterie), bisognoso di sbarcare il lunario.

La loro amicizia “ambivalente” , iniziata nel 1907, è durata tutta la vita nonostante il divario sociale e la differenza di età e di nazionalità tra i due grandi scrittori, ed è stata particolarmente intensa e calorosa nel periodo (durato dodici anni) durante il quale si sono frequentati a Trieste. Il loro profondo sodalizio, proseguito in seguito attraverso uno stretto rapporto epistolare, è stato caratterizzato da episodi e circostanze particolari.

Svevo in diverse occasioni ha generosamente aiutato con prestiti consistenti il giovane amico, sempre inseguito dai creditori e Joyce, dopo aver raggiunto una posizione di rilievo nell’ambiente letterario di Parigi, si è concretamente impegnato a promuovere, presso alcuni dei maggiori critici francesi, l’opera più celebre di Svevo, la Coscienza di Zeno, e a tradurre gli altri romanzi dello scrittore triestino, suo “vecchio” sodale.                                                                                                                         Numerose sono gli elementi di affinità letteraria rintracciabili nelle opere dei due scrittori. Angiolina, persona esuberante con una vita sentimentale molto movimentata, protagonista del romanzo Senilità di Italo Svevo, è stata presa a modello da Joyce per tratteggiare Molly Bloom, personaggio principale del romanzo Ulisse dello scrittore irlandese e Joyce stesso non fece mistero di aver modellato proprio su Svevo il suo Leopold Bloom.

Tra le opere maggiori dei due scrittori è possibile rilevare una ragnatela di intrecci “ultrasubliminali” che, come ha scritto Enrico Terrinoni, traduttore di Joyce, sono scaturiti e rintracciabili dalle loro confessioni, dai loro discorsi e dai dialoghi privati


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