Tivoli : L’Ospedale resterà chiuso a lungo. La Regione ha un piano alternativo. La procura vuole chiarire 3 punti

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Resterà chiuso per diverse settimane l’ospedale di Tivoli a cui fanno riferimento 400.000 abitanti, tutti quelli dell’area a nord est di Roma. Da ieri mattina la regione Lazio è al lavoro per offrire un’alternativa agli abitanti. Un piano definito nelle sue linee più importanti, ma che inevitabilmente nei prossimi giorni subirà una messa a punto. In parallelo si muove l’indagine della procura, chiamata a far luce sul rogo e in particolare su tre punti: le cause del rogo e della morte dei tre anziani; il mancato funzionamento della procedura anti incendio e lo stesso impianto anti incendio.

A Tivoli risultano pesantemente danneggiati il pronto soccorso e il reparto di medicina d’urgenza. Gli altri reparti sono stati raggiunti dal fumo, ma strutturalmente salvi. Per rivedere l’ospedale aperto ci vorranno settimane. Nell’area di Tivoli sarà predisposta una sede temporanea di punto di ‘Primo Intervento’ dotata di attrezzatura per l’assistenza rianimatoria e la diagnostica di I livello. Oltre a un punto di primo soccorso nella palestra comunale Maramotti. Sarà la Protezione Civile a realizzare una “zona cuscinetto”, con l’installazione di una tensostruttura dotata di un tunnel di accesso e riservata ai familiari delle persone che accederanno alla Area di primo soccorso.

La direzione generale del Lazio è al lavoro per potenziare gli ospedali di Colleferro, Palestrina, Monterotondo e Subiaco che dovranno farsi carico dei pazienti di Tivoli. Apporto importante arriverà da Roma. Per le urgenze infatti le persone saranno centralizzate sul Policlinico Umberto I, sull’Ospedale San Giovanni Addolorata e sull’Ospedale Pertini. Per le gravidanze a rischio, il punto di riferimento sarà ancora il Policlinico e poi l’Ospedale Gemelli-Isola Tiberina e il San Giovanni Addolorata, che in caso di sovraffollamento svolgerà il ruolo di Centro di supporto.

Le indagini sono coordinate dalla procura di Tivoli. C’è da capire le cause dell’incendio e quelle dei decessi. Si sa che il rogo si è sviluppato al piano meno tre, lì dove vengono stoccati i rifiuti. Erano tenuti in modo regolare? Dovevano essere portati via e non erano stati rimossi? Esclusa, al momento, l’ipotesi dolosa. Le fiamme, salite ai piani superiori, hanno provocato un enorme quantità di fumo che ha invaso i reparti, non prima di provocare lo stop alla corrente. Come sono morti i tre anziani? Il fumo li ha intossicati oppure l’assenza di corrente ha interrotto l’apporto fondamentale dei macchinari? C’è poi da capire perché il protocollo anti incendio non ha funzionato, perché le porte taglia fuoco non funzionavano e più in generale l’impianto anti incendio non ha funzionato a dovere e l’ultima revisione risale al 2016.

Fonte ( Roma Today )


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