Colloquio con Antonella, proprietaria dell’Hotel “Maga Circe”, la perla del Circeo.

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Una vecchia insegna dell'Hotel, 1978

S.Felice Circeo- Incontro Antonella Di Genua in una ombrosa mattinata di tarda primavera. L’Hotel Maga Circe mi si pone di fronte in tutta la sua imponente bellezza. La pandemia non ha fermato Antonella e la sua famiglia nell’offrire una ospitalità di tradizione, premurosa e limpida come l’acqua di questo mare.

La pianificazione della seconda stagione di convivenza con il Covid-19 è perfettamente operativa. Massimo rispetto delle normative di sicurezza in campo igienico-sanitario. La meravigliosa piscina d’acqua marina ne ha un poco risentito. I posti sono diminuiti per le distanze da assicurare. Dunque, mi dice Antonella, è sempre bene prenotare. Con lo smart-working sono tornate in auge le vacanze lunghe: dieci giorni continuativi di relax da condividere con la famiglia o con gli affetti più cari. I bagnini, mi dice con tono scherzoso la mia interlocutrice, somigliano a dei ghostbusters, tutti intenti a sanificare ogni cosa.

Chiedo ad Antonella quale sia il suo primo ricordo di questo posto, di questa meraviglia naturale e marina che m’ha incantato. “Cercare gli occhi di Santa Lucia”, mi risponde senza pensarci troppo. C’era una spiaggetta di ciottoli qui accanto all’albergo e, da bambina, la donna che ho ora accanto a me si divertiva a scavare alla ricerca di queste conchiglie erose.

Il nonno materno di Antonella arriva al Circeo dalla provincia di Cremona. Famiglia di tre generazione d’imprenditori. Il bisnonno sedeva in molti Consigli d’Amministrazione della Lombardia, come emerge dalla Gazzetta dell’allora Regno d’Italia. Dicevamo, suo nonno Luigi (Gino) arriva in queste terre portandosi dietro lo yogurt ed il parmigiano. Crescere quattro figli in un posto nuovo, in fieri, stimola la sua creatività e l’intraprendenza: dopo la guerra acquista l’area dove oggi sorge l’Hotel. Nasce il Maga Circe.

Il padre di Antonella, Remo, arriva in quell’hotel da ragazzo. Ha quattordici, quindici anni. Viene assunto come facchino. Fa la gavetta, poi diventa cameriere. Quando comunicò in famiglia ch’era stato assunto al Maga Circe, il padre gli chiese: “Come ti trovi?”. La risposta fu pratica ma incisiva: “Mi danno da mangiare anche la carne”.

E’ così che Remo conosce la mamma di Antonella. Un amore ed una leggera differenza d’età che inizialmente viene compresa a fatica. L’amore è tenace, però. I due si sposano a Fossanova, prendono un areo e partono. Torneranno al Circeo, naturalmente. Dove sono ancora oggi. Il signor Remo, infatti, governa tutto con lo sguardo. “Ha il laser negli occhi”, conferma Antonella.

Parliamo di cos’era il Circeo , di quel che è oggi e dell’avvenire che sarà. Negli anni ’50 e ’60 da queste parti non c’erano soltanto le famiglie romane, ma gran parte del nord italia. Si tornava ogni anno, ci si scriveva durante i mesi invernali. Tutto era lento. Non c’erano gli smartphone ed i paesaggi erano ammirati dagli occhi umani, non dalle fotocamere o dai monitor.

Con la crisi di Roma dei primi ’90, fallisce quel mito del Circeo come propaggine di Roma. C’è una battuta d’arresto che S.Felice, mi racconta Antonella, negli anni ha cercato e saputo attraversare, rialzando la testa.

Il futuro, concordiamo entrambi, si lega al turismo di prossimità. Considerare l’opportunità di trascorrere del tempo al Maga Circe non soltanto per la classica vacanza al mare, ma anche per scoprire attività che la natura circostante favorisce. Tanti intrepidi turisti, infatti, si imbattono nel sentiero del “Picco di Circe” e, eleggendo l’Hotel come base, si perdono fra le meraviglie – tante, tantissime – che la nostra provincia può offrire ad uno sguardo appassionato ed attento.

Con Antonella ci diamo appuntamento al Maga Circe, ora che la stagione può dirsi incominciata.

Esterno, mare
Esterno, piscina

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