Elogio dell’amicizia

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Elogio dell’amicizia                                                                di Paolo Crepet

Di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, il bene più grande è l’amicizia.                                             Epicuro

Lo psichiatra Paolo Crepet, autore del saggio Elogio dell’amicizia  (editore Einaudi), già nella Prefazione chiarisce il vero significato e l’autentico valore dell’amicizia definendola come «la cerniera fondamentale delle nostre vite sentimentali», come sentimento “svilito”, oggi nella crisi del nostro mondo occidentale, perché utilizzato a copertura di altre esigenze emotive e, nel corso della secolare storia dell’uomo, come forte legame e vincolo di sostegno per l’intera umanità.                                                                                                                                      L’amicizia, insieme alla famiglia, alla fede e all’amor di patria, è considerata un valore importante perché è un sentimento nobile e prezioso, speciale e irrinunciabile che necessita di grandi emozioni condivise. L’amicizia non può essere identificata con una conoscenza occasionale, una relazione opportunistica, passeggera ed episodica, ma una necessità indispensabile dell’altro da sé, un elemento coesivo, solido, duraturo, selettivo fatto di scelta e di rispetto, di condivisioni, di progetti e sogni in comune, di senso di fratellanza “spirituale” e di solidarietà.                                                                                                                                     L’amicizia, come sodalizio amoroso, è stata la caratteristica delle famiglie arcaiche, patriarcali, anche di tipo mafioso, dove i legami erano regolati da business e da interessi economici governati da un capo o da un padrino. Inoltre l’amicizia, nell’ambito di un eccessivo clima autoritario vissuto in famiglia e nella scuola, è stata confusa ed è terminata nell’alveo di una pedagogia “scellerata” e di metodi educativi impostati sul «buonismo» genitoriale, privo di buon senso e autorevolezza.                                                                                                                       Sulla base di un clamoroso fraintendimento culturale e pedagogico (l’amicalità come rapporto intergenerazionale), basato sul’’idea di una relazione amichevole, di «una amicizia tra genitori è figli», si sono avuti bambini insubordinati e despoti, adolescenti pretenziosi e genitori deresponsabilizzati, incapaci di imporre regole chiare e semplici della quotidianità, rinunciatari dell’idea che l’educazione è una «forma d’arte» che richiede creatività, capacità di inventarsi metodi personalizzati per ogni singolo bambino/figlio. Occorre, pertanto superare l’ambiguità che conduce a mischiare i differenti ruoli tra genitori e figli e a fraintendere i rispettivi piani di responsabilità.

L’autore, nell’ulteriore scavo dell’argomento amicizia, invita il lettore a riflettere sull’amicalità applicata ai nonni e agli insegnanti, basata su una decadente forma di ingannevole pariteticità tra adulti e bambini che non richiede alcun sforzo per conquistare una vera e autentica autorevolezza nella guida delle nuove generazioni. Inoltre l’autore pone l’attenzione anche sull’amicizia al tempo dei social network evitando di essere connessi con altri pseudo-amici virtuali, invisibili e rimanere profondamente soli, privati di sentimenti di amore e di amicizia e, di conseguenza, di relazioni reali.                                                                                                                                               Un’altra riflessione, su cui si sofferma Crepet, è l’amicizia “conservativa”, antica fondata sulla reminiscenza, quella degli ex compagni di scuola e di classe; un’amicizia rivolta al passato coltivata ed espressa involontariamente come un vero bisogno.                                                                                            L’amicizia, straordinario sentimento sublime e supremo, non porta ad avere paura dell’altro perché l’ascolto dell’altro, la contrapposizione di idee, il contrasto fra vedute diverse sono parti rilevanti della relazione amicale; lo scontro tra amici è da considerare e accettare come fattore di crescita. L’amicizia è un sentimento, tenue, fragile, “onesto” che necessita di continuità, dedizione e manutenzione attenta, e  non ha bisogno di molte parole né di gesti eclatanti, ma di sincerità e di rispetto reciproco.

La fedeltà e il tradimento non fanno parte dell’amicizia che non sopporta falsificazioni soprattutto nei momenti di dolore, di malattia e di morte.  Il tradimento in amicizia ferisce sempre in maniera profonda; tra amici è difficile mentire perché l’amicizia si basa su legami autentici e duraturi.                                                                                                                                   L’amicizia si giova della condivisione, dell’intimità, della gratuità, della complicità dell’altro, della conoscenza reciproca delle proprie debolezze e passioni, dei propri progetti e sogni.                      Differenti sono le caratteristiche e le sfumature dell’amicizia fra uomini e dell’amicizia tra donne. Il legame affettivo di amicizia tra uomini è più duraturo, più solido e più fedele, mentre quello tra donne è più intimo, più discontinuo e meno inclusivo.                                                                                                                           Nel momento finale della vita, dopo le tempeste ormonali delle passioni giovanili, si può vivere un rapporto di amicizia “colorata” basata sull’intesa e convivenza, sulla tenerezza e dolcezza, sulla rassicurazione reciproca e sull’eros, declinato in termini di bellezza, arte e piacere della vita.                                                                                                                                Nel prisma multiforme dell’amicizia non nobile sono da considerare anche le false e non autentiche amicizie opportunistiche, superficiali, effimere come quelle dei politici e dei potenti basate sulle strette di mano o pacche sulle spalle, destinate a dissolversi presto nell’amarezza della solitudine.                                                                                                    L’amicizia, come dimostra il meraviglioso romanzo di Fred Uhlman L’amico ritrovato, si nutre di fantasia e di immaginazione soprattutto durante il fondamentale periodo dell’infanzia, quando si creano fortissimi legami affettivi e relazioni amicali forti. Anche in ambito lavorativo, negli uffici, nelle aziende, si creano amicizie “gruppali”, si possono tessere relazioni amicali e avere colleghi come amici.

Il rapporto di amicizia è «una pianta grassa» che nei momenti di solitudine diventa «un unguento necessario a lenire il dolore esistenziale». Attraverso l’amicizia a distanza si mantengono vivi i ricordi e i sentimenti delle persone che sono venute a mancare.     L’autore nel terzultimo capitolo del suo appassionante saggio, si pone la domanda: «esiste un rapporto tra etica e amicizia?».  E per l’autore l’amicizia ha e deve avere una sua eticità e vivere di regole morali intransigenti. Se un uomo o una donna sono notoriamente sensibili e onesti, non potranno che avere amici sensibili e onesti.

Nel penultimo capitolo l’autore  fa menzione dell’esperienza di Rondine, in provincia di Arezzo, «una minuscola fabbrica di pace sull’amicizia» che unisce, un luogo dove s’incontrano giovani appartenenti a popoli ed etnie in conflitto che imparano a vivere insieme, costruendo amicizie per sconfiggere «la paura millenaria dell’altro, del diverso e del nemico».                                                                                                             In chiusura del suo scorrevole e appassionato saggio Elogio dell’amicizia, scritto con una particolare bravura narrativa e una singolare scioltezza linguistica, Paolo Crepet, nell’affermare che l’amicizia è una parola bisognosa di revisione, perché ha ancora un senso e un peso nelle coscienze e nella quotidianità di ognuno di noi, si attarda a riflettere, in uno scenario di totale cambiamento antropologico, sul futuro dell’amicizia da vivere in una vita più semplice e in luoghi più a misura d’uomo.                                                                                                              L’amicizia con i suoi legami affettivi dovrà per il futuro assumere un nuovo significato e sarà parte importante per costruire una nuova filosofia di vita, nuovi paradigmi esistenziali e una nuova arte del vivere.

 

 

 

 

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