Domenica scorsa l’operatore subacqueo, incaricato delle prescritte attività d’indagine archeologiche nell’ambito dei lavori di adeguamento funzionale degli scivoli e delle banchine presenti presso il molo “Vespucci” del porto di Formia, ha rinvenuto all’interno del bacino portuale la presenza di un presunto residuato bellico, semi affiorante dal fondale marino roccioso misto a fango, ad una profondità di circa sette metri.

Per fortuna l’ordigno si trovava adagiato in un lato del porto non intensamente trafficato di traghetti di linea ed imbarcazioni da diporto.

La Capitaneria di porto di Gaeta, con apposita ordinanza, ha immediatamente vietato la navigazione e qualsiasi altra attività nelle acque interessate. informando contestualmente la Prefettura di Latina.

A sua volta, la Prefettura ha richiesto l’intervento di personale specializzato del COMSUBIN della Marina Militare, intervenuto nella mattina di ieri con militari e mezzi del Nucleo SDAI del Gruppo Operativo Subacquei, di stanza presso il porto di Napoli.

Dopo essere stato riconosciuto come una bomba di aereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale, l’ordigno è stato subito messo in sicurezza e rimorchiato da una motovedetta della Guardia Costiera di Formia fuori dall’ambito portuale in un punto idoneo alle operazioni di brillamento, precedentemente individuato a circa sette miglia al largo di Punta dello Stendardo del porto di Gaeta con un fondale di oltre 70 metri, ad una distanza e ad una profondità adeguate a garantire la sicurezza delle operazioni e a tutelare l’ambiente marino

Per garantire la massima sicurezza in mare durante l’attività, è stata impiegata anche una motovedetta della Guardia Costiera di Gaeta.

Il sinergico intervento delle Autorità preposte e degli operatori ha consentito di rimuovere rapidamente il potenziale pericolo, limitando i disagi per l’utenza marittima e permettendo di rendere nuovamente pienamente fruibile il porto formiano.


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