Il Bauhaus

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Nella sua forma più semplice l’architettura è ancorata a considerazioni assolutamente funzionali, ma può ascendere attraverso tutti i livelli di considerazione fino alla più alta sfera di esistenza spirituale, nel regno della pura arte.

Ludwig Mies van der Rohe

Bauhaus, nome tedesco composto da Bau (costruzione) e Haus (casa), è la scuola di architettura e d’arte applicata fondata nel 1919 dal teorico e architetto Walter Gropius (Berlino 1883 – Boston 1969) attraverso la fusione della Scuola di Arti applicate e mestieri e dell’Accademia d’arte di Weimar.

Il programma della scuola era basato sul rifiuto della distinzione tra arte e artigianato e sull’idea di una operante unità tra le arti dell’architettura, della pittura e della scultura. Nel manifesto programmatico del Bauhaus l’architetto berlinese, Walter Gropius, ha scritto: «Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere. L’arte non è una professione, non v’è differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano. In rari momenti l’ispirazione e la grazia dal cielo, che sfuggono al controllo della volontà, possono far sì che il lavoro possa sbocciare nell’arte, ma la perfezione nel mestiere è essenziale per ogni artista. Essa è una fonte di immaginazione creativa».

Lo scopo della scuola era quello di tenere unita l’attività artigianale-industriale alla creatività artistica, non distinguendo i due ruoli. Il Bauhaus ha dato la definitiva formulazione sia pratica, sia teorica dell’industrial design ed ha esercitato una profondissima influenza sull’architettura e su tutta la cultura artistica d’avanguardia tra le due guerre mondiali del Novecento.

La scuola del Bauhaus, dove vi insegnarono grandi artisti come il tedesco Paul Klee, il russo Vasilij Vasil’evič Kandinskij e l’olandese Piet Mondrian, ebbe la fisionomia di una comunità artistica organizzata in senso democratico, con una fusione di vita oltre che di lavoro tra maestri e allievi, i quali durante il corso, che durava tre anni e mezzo, vivevano insieme impegnati nello studio, nella progettazione e nel lavoro.

Il Bauhaus, sullo sfondo storico-sociale della Repubblica di Weimar, tendeva  a superare il carattere individualistico dei movimenti di avanguardia del primo Novecento  attraverso la costituzione di un rigoroso metodo operativo fondato sull’unità metodologica tra pratica operativa e creativa, tra le diverse attività artistiche, design, scultura, pittura, artigianato ecc. Lo scopo della scuola era quello di saldare la frattura fra progettazione e produzione determinatasi con la rivoluzione industriale.

Questa stretta  collaborazione, che mirava a creare una unità culturale tra gli artisti, espressione della civiltà moderna e industriale, era considerata indispensabile per realizzare una produzione destinata a un consumo “popolare”, ossia ai bisogni quotidiani dei cittadini.

Nel 1926,  a causa delle forti opposizioni suscitate, la scuola fu trasferita prima  a Dessau, e poi a Berlino (1930), nella nuova sede costruita sui disegni dello stesso Gropius che, stanco per le polemiche interne, contrassegnate da inimicizie e risentimenti,  e per i continui tentativi di ingerenza da parte delle fazioni politiche, nel 1928 lasciò la direzione della scuola per trasferirsi a Berlino, dove si dedicò allo studio dei problemi dell’abitazione collettiva e dell’urbanistica e alla  progettazione di edifici pubblici.

Successivamente, nel 1933, la scuola fu soppressa per le persecuzioni dei nazisti. La chiusura forzata del Bauhaus determinò l’esodo di molti esponenti che diffusero, in Europa e negli Stati Uniti, i principi del razionalismo.

Architetti e urbanisti come Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969), Josef Albers (1888-1976), Marcel Breuer (1902-1981), Charles-Edouard Jeanneret (1887-1965), detto Le Corbusier, erano accomunati dal desiderio di stabilire un ordine funzionale per le città e le abitazioni, per rendere vivibile l’ambiente in cui uomini e donne vivevano e lavoravano. l

Per questi artisti del Bauhaus le finalità etiche e sociali precedevano quelle estetiche perché il valore di un edificio andava ricercato nella rispondenza dei materiali e della struttura alla sua funzione: un edificio è “bello” quando è funzionale, quando le sue forme rispondono a precise esigenze pratiche; e quindi la bellezza diviene sinonimo di funzionalità

Pianificazione urbanistica, edilizia abitativa, oggetti di arredamento erano progettati e realizzati per migliorare la qualità della vita. Soprattutto nell’edilizia abitativa gli architetti della scuola Bauhaus proponevano alcune soluzioni: eliminazione di ogni elemento decorativo; utilizzo di forme semplici e razionali e soprattutto funzionali agli scopi per i quali l’edificio veniva costruito.

Il Bauhaus, nonostante la breve durata storica (1919-1933), ha rappresentato per la sua vitale carica di cambiamento, espressa attraverso mostre, conferenze, spettacoli e manifesti, il punto di riferimento fondamentale per tutti i movimenti d’innovazione nel campo del design e dell’architettura del XX Secolo.

 

 

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