ROMA- E’ morto ieri sera a Roma Sergio Zavoli, maestro del giornalismo televisivo. Aveva 96 anni. Padre di programmi storici come La notte della Repubblica, è stato radiocronista, condirettore del telegiornale, direttore del Gr, presidente della Rai dal 1980 al 1986, autore di inchieste che hanno segnato la storia. (ANSA).
• Ravenna 21 settembre 1923. Giornalista. Politico. Eletto al Senato nel 2001, 2006, 2008 (Ds, Pd). «Vorrei avere una striscia di 15 minuti tutte le sere attorno a mezzanotte per approfondire un tema, un personaggio, un fatto di cronaca… Ma poi penso che sia ormai una cosa fuori dal mio tempo e che a mezzanotte mi convenga andare a dormire».

Inizi nel 1947 al Giornale Radio, diretto da Antonio Piccone Stella, prima notorietà con i documentari Scartamento ridotto, Notturno a Cnosso (premio Italia 1954), Clausura (premio Italia 1957, tradotto in sei lingue). Tra i suoi programmi più noti Processo alla tappa (1962-1969), Nascita di una dittatura (1972), La notte della Repubblica (1989). Dal 1976 all’80 fu direttore del Gr1, dall’80 all’86 presidente della Rai.

«Ho fatto, per 50 anni, il mestiere di chiedere. Migliaia e migliaia di domande, ma ricordo un centinaio di risposte. Per esempio, quelle di Paolo VI, Schweitzer, Rostand, Camus, Braque, l’allora sacerdote Ratzinger, Toynbee, Braudel, Abbagnano, Galbraith, Eliot, Borges, Silone, Bobbio, Severino, Luzi, Fellini, cito in disordine. Ogni generazione si rifà, per questo motivo, le stesse domande. Bertrand Russell disse che “il destino dell’uomo è quello di rinnegarsi continuamente”. C’era dell’enfasi, ma non credo fosse molto lontano dalla realtà. Anche se la vita ha in sé il segno di un ostinato ottimismo» (da un’intervista di Luigi Vaccari).

 

SERGIO ZAVOLI FEDERICO FELLINI

• «Dice che le lezioni più convincenti le deve al ciclismo, “una passione, nata non per gli aspetti tecnici né per i risvolti immaginifici, ma frutto di un’esperienza umana, reale e completa”. E dice che “le storie più ricche e sorprendenti le ho sempre sapute dai gregari, che mi parlavano della vita in generale, e mai dai campioni, che invece mi parlavano della loro vita in particolare”» (Marco Pastonesi). Fu anche direttore del Mattino di NAPOLI.

Un ricordo personale

Quella volta che mi telefonasti perché un tuo amico aveva un problema all’occhio ed io ti indicai il prof Genovesi, ex primario dell’ospedale Goretti, che ricordo con affetto. Con mio padre, Sebastiano, ti sentivi qualche volta al telefono.Una sera dovevi presentare un libro a Pontinia, ma poi non hai insistito per il servizio al TGR Lazio (io ero già corrispondente Rai) perché tu eri fatto così,sempre modesto e trasparente e cercavi di dare il meno fastidio possibile a tutti. Grazie per averci dato degli insegnamenti inesauribili su come si fa un’inchiesta, su come si fa televisione, su come si fa giornalismo, un mestiere che sembra facile, ma che oggi è diventato ancora più difficile, rispetto al passato. Addio Sergio e riposa in pace vicino ad un altro grande, Federico Fellini,(perché così hai voluto tu) e insieme volerete ancora in alto, nel firmamento del cielo.

(Mauro Maulucci)


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