Al Circolo Cittadino il confronto nel ricordo di Norma Cossetto e delle altre donne vittime dell’odio titino

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LATINA – Foibe: Calandrini (FdI) “Per troppi anni chi ha chiesto di fare chiarezza è stato trattato da revisionista”.

“Vorrei ringraziare chi ha avuto l’intuizione di organizzare questo incontro, ossia le consigliere comunali di Fratelli d’Italia e il capogruppo Cesare Bruni. Soprattutto però voglio rimarcare il mio orgoglio nell’avere potuto ospitare qui a Latina il mio collega, il Senatore Roberto Menia, il cui impegno su questa fase tragica della nostra storia non ha eguali. E’ stato grazie a lui che, nel 2004, è stato istituito il Giorno del Ricordo, che ci permette ogni anno di commemorare questa tragedia. Diversi passi in avanti, verso la verità storica, sono stati fatti anche durante questa prima fase di legislatura: penso ad esempio al disegno di legge, fortemente voluto dal Ministro Sangiuliano e ora in discussione alla Camera, che porterà all’istituzione del museo delle Foibe. C’è ancora una macchia, tuttavia, che pesa come un macigno sulla nostra Nazione, ossia l’onorificenza di gran cavaliere della Repubblica con cui è stato insignito il maresciallo comunista Tito. Un’onta contro la quale mi auguro fortemente si possa prima o poi trovare la convergenza politica utile alla sua revoca. Perché spero ormai sia chiaro a tutti che quella delle foibe non è una tragedia di parte, è una tragedia italiana”. Questo un passaggio del saluto istituzionale del Senatore Nicola Calandrini, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Latina, che ha aperto il convegno dal titolo “Le Donne delle Foibe”.

A intervenire, nel corso del partecipato incontro, sono stati  anche i consiglieri comunali Cesare Bruni, Serena Baccini, Valentina Colonna e Simona Mulè. In collegamento lo storico e dirigente dell’Associazione Nazionale Dalmata Marco Cimmino.

A concludere i lavori il Senatore Roberto Menia, autore del libro “Dalle Foibe all’Esodo”: “Non basta ricordare solo perché quanto successo non accada più. Il ricordo è qualcosa di più: è la coscienza delle radici, è un fatto che ti fa sentire figlio di una stessa patria. Il sentimento patrio poi non è altro se non il legame tra la memoria e gli uomini, a prescindere dal tempo che passa. Quelle terre, come Pola e Zara, sono intrise di storia italiana che affonda le sue radici in tempi ben più antichi del 900, arrivando addirittura al tempo delle repubbliche marinare. Cancellare questa storia non può non far nascere un sentimento di ingiustizia in ogni italiano. Anche perché a morire in quegli anni furono tante donne, tanti innocenti, addirittura 37 preti. Uomini e donne seviziati e torturati e con la sola colpa di essere italiani”. Tante le storie toccanti, molti delle quali riguardanti donne vittime delle foibe, raccontate dal Senatore, che hanno suscitato commozione e applausi nel pubblico presente.


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