Firenze in piazza dopo la strage al cantiere Esselunga. Basta appalti al massimo ribasso. Raccolta fondi per le famiglie

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Hanno risposto in centinaia, a Firenze, al presidio in via Mariti, in occasione dello sciopero proclamato da Cgil e Uil a seguito del crollo del cantiere Esselunga di via Mariti venerdì scorso. In piazza sono arrivati anche i rispettivi segretari nazionali, Maurizio Landini e PierPaolo Bombardieri, che hanno chiesto ancora una volta di inasprire le pene per chi non rispetta le normative sulla sicurezza nei cantieri e per chiedere di inserire nell’ordinamento italiano il reato di omicidio per violazione delle norme sul lavoro. I sindacati si scagliano inoltre contro la logica degli appalti al massimo ribasso e chiedono più controlli.

Basta appalti al massimo ribasso
“Bisogna far saltare questa logica degli appalti al massimo ribasso, della mancanza dei controlli, degli appalti a cascata”, dice Landini. “È una bugia che ce lo chiede l’Europa il subappalto l’ha voluto reintrodurre questo governo e va cancellato. C’è una cosa molto semplice da fare, estendere a tutti i cantieri e a tutti gli appalti privati le stesse regole che siamo riusciti a conquistare nel pubblico”, aggiunge, accolto da un grande applauso dei presenti.

“Quello che è successo qui – dichiara Bombardieri – dimostra che è necessario intervenire prima dei lavori con la prevenzione e la formazione, durante con le ispezioni e più ispettori, e dopo inasprendo le pene. Non possiamo più contare i morti, non ne possono più le famiglie. Alla politica chiediamo basta chiacchiere, cordoglio, servono fatti concreti”.

“Le imprese non stiano zitte”
“È chiaro che c’è bisogno di agire, questo vale per il governo ma anche per il sistema delle imprese. Le imprese non possono stare zitte, far finta che questo non riguarda anche loro perché fare impresa in questo modo è andare contro a chi vuole fare seriamente impresa, rispettando regole e leggi, investendo sul lavoro”, prosegue il segretario generale della Cgil.

“Questo è il momento non del cordoglio, ma di agire dove finora non si è fatto, cambiando quelle leggi balorde che sono state fatte: il subappalto a cascata va cancellato, bisogna estendere il diritto alla formazione e alla prevenzione, bisogna aumentare le assunzioni degli ispettori e anche dei servizi di medicina del lavoro e cancellare anche tutti i sistemi che hanno portato qui addirittura ad avere gente che lavora in maniera irregolare”.

In molti in queste ore del resto hanno sottolineato il “silenzio assordante” sulla strage di venerdì da parte di Confindustria e delle associazioni datoriali del settore edile. Anche il sindaco Dario Nardella, poi presente al presidio in via Mariti, ne aveva parlato.

“A me hanno stupito tanti silenzi, mi sarei aspettato dalle associazioni datoriali una presa di posizione chiara e forte. Devo dire all’onor del vero che un’eccezione c’è e va sottolineata. Le associazioni del settore commerciale hanno tutte espresso non solo lutto, vicinanza ma anche manifestato sdegno e rabbia per quanto successo. L’edilizia non mi risulta lo abbia fatto, dico paradossalmente perché le associazioni datoriali dovrebbero essere le prime interessate a che si lavori in un regime di legalità”, le parole rilasciate a Omnibus su La 7.

Patente a punti per le imprese
I sindacati sono tornati a chiedere l’introduzione della cosiddetta “patente a punti” per le imprese, così da escludere, o comunque tenere sotto particolare osservazione, le imprese che in precedenza si sono macchiate di gravi violazioni riguardo le norme per la sicurezza sul lavoro.

“Qui a Firenze parliamo di un’impresa che non avrebbe potuto lavorare se ci fosse stata la patente a punti, per l’incidente di Genova di un anno fa”, ricorda Landini. La ditta appaltatrice del cantiere dell’Esselunga coinvolto dal crollo costato la vita a cinque operai è infatti la stessa degli incidenti avvenuti nel cantiere genovese attivo a San Benigno lo scorso anno. Si tratta della Aep, Attività Edilizie Pavesi, società con sede in provincia di Pavia.

Quattro morti erano immigrati
Quattro dei cinque morti di Firenze (Luigi Coclite, 59 anni, Mohamed Toukabri, 54, Mohamed El Ferhane, 24, Taoufik Haidar, 45, Bouzekri Rachimi, 56), erano immigrati dal nord Africa. “C’è chi criminalizza gli immigrati perché irregolari, ma ricordiamoci che sono morti perché ci sono imprenditori che non rispettano le leggi e che li sfruttano”, ha tenuto a precisare il leader della Cgil, aggiungendo che “se c’è un lavoratore migrante che lavora al nero la colpa non è sua, è dell’imprenditore che lo fa lavorare senza diritti, senza pagargli i contributi, sfruttandolo con il ricatto del ‘o fai così o vai a casa'”.

Sistema malato
“È un sistema, un modello malato che favorisce illegalità con sistemi di appalti e sub appalti, finte cooperative, lavoratori assunti come partite iva. È un sistema che fa sì che un pezzo di economia italiana finisca in mano alla malavita organizzata”, conclude Landini, chiedendo anche l’abolizione della legge sull’immigrazione Bossi-Fini.

Izzedin Elzir
In piazza c’era anche l’imam di Firenze Izzedin Elzir, che ha denunciato una cosa gravissima, che andrà ovviamente accertata. “Tre ragazzi egiziani che lavoravano qui da un anno mi hanno detto che pagavano metà del loro guadagno a chi aveva procurato loro il lavoro”, dice Elzir. Di fronte alle recinzioni dell’immenso cantiere fiori e tanti biglietti. ‘Lavorare non significa morire’, recita uno. Da stamani tutta l’area è ufficialmente sotto sequestro. L’ichiesta della procura di Firenze, per ora ancora contro ignoti, è per ora per le ipotesi di reato di omicidio plurimo colposo e crollo colposo.

Raccolta fondi per le famiglie
La città di Firenze e la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze hanno avviato una raccolta fondi per i familiari delle vittime dell’incidente nel cantiere di via Mariti per dare loro sostegno e aiuti attraverso una raccolta fondi.  Come aderire: IBAN : IT40Z0306909606100000012576 – Presso Banca Intesa – Intestato a Ven. Arc. Misericordia di Firenze – Causale: Donazione familiari vittime via Mariti.


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