L’ Arte dei Paesi Emergenti

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L’Arte dei Paesi Emergenti

 

 

di Sergio Salvatori

 

Negli anni passati gli artisti della Columbia operavano in una condizione di isolamento geografico e culturale, ma da qualche anno c’è stata una grande energia che ha portato ad una notevole apertura. Molti artisti negli anni Ottanta hanno dovuto lasciare la Columbia durante la guerra civile e quella contro il narco-traffico. In seguito, anche negli anni Novanta il Paese ha vissuto momenti veramente difficili, ma è il Duemila, l’anno che ha portato una ventata di ottimismo, ed ha permesso alle giovani generazioni di emergere con forza; anche nel campo dell’architettura c’è stato un risveglio importante, come per la trasformazione della città di Medellin (capitale di Antioquia, provincia montuosa della Columbia) che in passato era per pericolosità come Caracas e Baghdad, una delle più violente del mondo. Oggi gli artisti colombiani non si sentono più emarginati, anche perché dietro di loro c’è un lavoro enorme, ci sono state generazioni di persone che hanno contribuito al miglioramento, unitamente alle istituzioni pubbliche e anche alle gallerie private. La Kohn Gallery di Los Angeles ha cercato di affrontare il problema proponendo “Cloud’s roots”, una mostra personale di Maria Berrio, artista colombiana emergente. La mostra sta conseguendo un grande successo, tanti giornali e riviste ne hanno parlato, tra cui: Vogue Messico e il Los Angeles Time, mentre il Whitney Museum e il Perez Art Museum di Miami hanno acquistato anche delle opere. Importante è aiutare gli artisti locali inserendoli in un ambito mondiale. In Columbia oggi, le scuole dell’arte  assicurano una buona formazione agli studenti, ce ne sono molte più di dieci nella sola Bogotà e diversi programmi post-laurea. La maggioranza di esse però sono in buona parte abbastanza conservatrici, ma altre invece si sono impegnate per andare oltre le consuete pratiche pedagogiche. L’arte in Columbia tende ad essere molto impegnata politicamente, per la situazione complessa alla quale sono stati assoggettati per decenni. Maria Berrio nata a Bogotà nel 1982 ma in questo momento è residente e lavora a New York, a renderla celebre le opere che attingono ad elementi della mitologia e del folclore per creare avvincenti narrazioni contemporanee; ma anche l’impegno a favore delle donne e dei bambini vessati da condizioni sociali, economiche e geopolitiche molto penalizzanti. Maria Berrio è riuscita ad imporsi nel panorama dell’arte perché parla di temi contemporanei, come quello dell’immigrazione. Maria Berio fa riferimento con la mostra: “Radici delle nuvole” a tutti gli esseri umani che lasciano la loro terra per cercare un altro luogo dove poter vivere in libertà, portando con sé la consapevolezza di mettere le radici ovunque, perfino in cielo. Il suo processo creativo unisce varie tecniche come l’acquarello e la stampa su tessuto, ma il materiale d’elezione dei suoi lavori è la carta giapponese. Fogli strappati e incollati a strati su tela, opere che creano una profondità materica. Il collezionismo in Columbia è relativamente nuovo, infatti, è negli ultimi dieci anni che si sono formate collezioni interessanti. Gli artisti delle ultime generazioni realizzano linguaggi più avanzati, come avviene altrove. I più giovani conoscono i linguaggi dell’arte contemporanea, per questo motivo le loro opere sono lette meglio all’estero. Il loro lavoro è il futuro, evviva l’arte!


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