Giustizia per Giulio Regeni. 5 anni fa fu seviziato dalla polizia egiziana e lasciato morire. Il 29 aprile il processo agli 007

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Anche da Latina solidarietà da parte di tutta la giunta comunale  ad iniziare dal sindaco Coletta per Giulio Regeni

“25 gennaio 2021… un carico di giallo”. È la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, sui suoi profili social, a ricordare per prima che oggi sono cinque anni senza il giovane ricercatore friulano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto. Paola ha allegato una foto di una carriola, all’interno di un vivaio, caricata con piantine gialle. Il giallo è il colore di Amnesty International e della battaglia che la famiglia Regeni sta portando avanti, dal 25 gennaio 2016, per chiedere verità e giustizia per la morte di Giulio.

Alle 19.41, l’ora in cui si sono perse le tracce di Giulio al Cairo, il piazzale di Fiumicello, il comune friulano in cui il ragazzo era nato e dove vive tuttora la famiglia Regeni, si è riempito di fiaccole sulle note di “Hallelujah” di Cohen. Un minuto di silenzio e 33 candele come gli anni che avrebbe avuto oggi Giulio. Un evento organizzato in streaming dal titolo “Pensieri e parole”. Presenti, oltre ai genitori del ricercatore, l Presidente della Camera Roberto Fico, il vicedirettore di Repubblica Carlo Bonini, il giornalista di Repubblica Giuliano Foschini, l’avvocato Alessandra Ballerini, Beppe Giulietti, Aboubakar Soumahoro, PIF (Pierfrancesco Diliberto), Ascanio Celestini, Matteo Macor, Lorenzo Terranera. Poesie, racconti, testimonianze, storie, tappe dell’indagine giudiziaria e giornalistica che da cinque anni accompagna la scomparsa e l’atroce delitto di Giulio Regeni, ma anche la comunità che si è spontaneamente creata attorno a questo caso.

Colorati di giallo anche i social: una foto, un cartello, un disegno dedicato a Giulio con scritto “una frase che chieda verità e giustizia per Giulio, il richiamo dell’ambasciatore e stop accordi con chi tortura”.

Giulio Regeni seviziato nella stanza 13: “Era legato con catene di ferro e portava i segni delle torture”
“La verità la intravediamo, com’è dimostrato dall’iscrizione nel registro degli indagati dei quattro ufficiali egiziani. La giustizia continuiamo a cercarla, ed è un pò più difficile, abbiamo bisogno soprattutto del sostegno delle istituzioni italiane, che possano fare pressione per far interrogare gli indagati – hanno detto i genitori di Giulio – Sono passati cinque anni e non è più tempo di aspettare”.

“Qui, nella Chiesa di Fiumiciello, – ha raccontato il papà, Claudio Regeni – Giulio veniva spesso a confrontarsi al ritorno dei suoi viaggi all’estero: un confronto tra culture, religioni, idee, esperienze. Stamattina qui sono state inaugurate le panchine gialle dove tutti possono andare a meditare: un’opera concreta. Quel fare che invece è mancato dalle istituzioni politiche, ad eccezione dell’onorevole Fico”. “Lo Stato italiano – ha detto ancora oggi il presidente della Camera – è con i genitori di Giulio alla ricerca della verità”.


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