Il punto sulla sanità toscana; è tempo di chiarezza

Le elezioni regionali si avvicinano: con l’ombra del Covid non ancora superata, il Dottor Paolo Malacarne ci parla, in termini semplici e lucidi, di fatti e proposte.

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Con oltre trent’anni di esperienza diretta all’interno della sanità pubblica, il Dr. Malacarne, Direttore U.O.
Anestesia e Rianimazione presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, porta tutto il bagaglio
accumulato in anni di lavoro nell’area critica di emergenza e urgenza con i malati gravi della terapia
intensiva, all’interno della lista di Sinistra Civica Ecologista, allo scopo di poter dire la sua, di fare la
differenza per la sanità toscana, muovendosi all’interno della politica, “Politica con la P maiuscola, intesa
come governo, capacità di prendere decisioni ed assumersi responsabilità”.
La sanità toscana, ci racconta, è sempre stata governata dal centro sinistra ed è quindi alla sinistra che
dobbiamo sia le eccellenze presenti sul nostro territorio, (sempre sul podio nelle classifiche AGENAS), sia gli
errori commessi e gli ingranaggi che non funzionano, come le evidenti criticità in sanità territoriale e cure
primarie, le ben note liste di attesa interminabili, la carenza di personale e la mancata presa in carico del
paziente nell’ambito della continuità assistenziale: i problemi sono ben noti e le soluzioni proposte da
centro destra e centro sinistra sono radicalmente diverse. Da qui la decisione di correre con Sinistra Civica
Ecologista: all’interno della coalizione a favore di Giani, potrà partecipare con un contributo utile a sbarrare
la strada all’avanzata del centro destra e contestualmente, grazie all’autonomia programmatica, applicare
una spinta verso sinistra sulla coalizione stessa, verso l’impegno e la presa in carico di problemi generati dai
passati governi di sinistra, che devono essere risolti.
Sinistra Civica Ecologista può essere inoltre, secondo Malacarne, un importante punto di riferimento per
riportare al voto coloro che, delusi dalle politiche sempre più di centro attuate dalla sinistra, sono caduti
nell’astensionismo, elemento che in questo difficile periodo ci esporrebbe a pericoli troppo gravi.
Entrando nel merito delle proposte, Malacarne ci spiega quali sono, concretamente, le “soluzioni di
sinistra” da lui supportate, inquadrabili secondo tre pilastri fondamentali: territorio, revisione della Riforma
della sanità toscana del 2015, informatizzazione/digitalizzazione.
“La prima priorità è il territorio, la sanità territoriale, le cure primarie. Abbiamo un’idea abbastanza
precisa, rappresentata dalle case della salute. In Toscana c’è già qualche ottima esperienza ma i numeri
sono assolutamente insufficienti. La casa della salute è una struttura sia fisica che organizzativa, un luogo
aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, (su questo c’è una delibera recentissima della giunta regionale Toscana,
proprio del 20 giugno), dove il cittadino con un problema, chiaramente non in acuto, può essere preso in
carico e trovare medici di medicina generale che lavorino in medicina di gruppo, guardie mediche, medici
specialisti ambulatoriali, tutta la componente delle professioni sanitarie, quindi l’infermiere nelle sue varie
specialità, di comunità, di famiglia, il fisioterapista e la riabilitazione, l’ostetrica dove necessario,
attrezzature diagnostiche che vadano da un ecografo, a un apparecchio radiologico, a un sistema di esami
del sangue e con affiancata tutta la parte sociale, quindi l’assistente sociale, la figura intermedia dello
psicologo, mettendo insieme queste diverse figure dal punto di vista professionale e disciplinare: la casa
della salute, che dovrebbe coprire una popolazione di circa trentamila abitanti, avrebbe anche l’onere di
conoscere i bisogni del territorio cui fa riferimento, al fine di poter fornire un servizio più mirato e di
maggiore efficacia.”
La seconda priorità, espone Malacarne, è la revisione della Riforma del 2015.
“Contiene molti elementi che non hanno funzionato, tutte le liste concordano su questo ma dobbiamo
essere consapevoli che la proposta del centro destra di tornare alle dodici ASL, è un errore gravissimo. Se
durante l’emergenza covid, che ha smascherato tutte le carenze e le difficoltà che già esistevano, la Toscana
ha retto, lo dico dopo aver vissuto l’epidemia dall’interno del Pronto Soccorso e della Terapia Intensiva
Covid, è stato grazie alla migliore organizzazione della nostra regione rispetto alla Lombardia, certamente è
stata più fortunata, ha avuto meno casi, più tempo, ma è stata fondamentale la presenza di sole tre ASL:
all’interno di ciascuna di esse gli ospedali hanno fatto rete. A mio parere gli errori da correggere sono
essenzialmente due: il primo è la troppo ampia distanza tra chi opera sul campo e la direzione aziendale, le

figure intermedie pur essendoci non hanno potere decisionale, quindi va rivista questa catena di comando a
riguardo sia dell’aspetto ospedaliero, sia, a maggior ragione, di quello regionale, ancora più complesso; il
secondo punto è il mancato funzionamento dei dipartimenti interaziendali di area vasta, che hanno proprio
il compito di mettere insieme aziende ospedaliere e territorio, per integrare le discipline, le professioni, i
contesti.”
La terza priorità, infine, è l’informatizzazione, la digitalizzazione, fondamentale in medicina affinché, di
fronte a un paziente, ciascun medico possa accedere istantaneamente e con facilità alle informazioni che lo
riguardano, in modo da poterlo assistere con più precisione e minor rischio di inammissibili errori. La
telemedicina si è dimostrata fondamentale anche e soprattutto durante l’emergenza covid.
Questo programma è in netta contrapposizione con le linee proposte dal centro destra, aventi come fulcro
il desiderio di replicare in Toscana il modello lombardo, all’interno del quale la sanità pubblica e la sanità
privata convenzionata hanno lo stesso peso; ciò porta inevitabilmente all’arricchimento della sanità privata,
che può prediligere di erogare servizi in ambiti più remunerativi e meno dispendiosi, e all’impoverimento
della pubblica, costretta a coprire i servizi più costosi. “Questo è un sistema politicamente indirizzato a
depotenziare il sistema pubblico. Quello che secondo me dobbiamo avere chiaro e spiegare ai cittadini che
andranno a votare, è che il centro sinistra in questi anni ha fatto tanti errori, ma se per superare questi
errori si prende il modello del centro destra, orientato verso la privatizzazione, le conseguenze saranno
quelle dell’epidemia covid in Lombardia, il territorio ne uscirebbe completamente distrutto e la sanità
pubblica inevitabilmente indebolita.”
Il Dottor Malacarne si esprime anche sul tema della carenza di medici e sull’importanza di una formazione
completa per i giovani neolaureati: “Il problema della mancanza di personale medico è un problema che c’è
da tempo e, come tutti i problemi della sanità, il covid non ha fatto altro che smascherarlo.” C’è la
necessità di aumentare le borse di studio e di permettere ai giovani medici specializzandi di formarsi sul
territorio ad ogni livello, facendo esperienza sia nei grandi ospedali universitari, sia nell’ambito
ambulatoriale delle case della salute; la medicina generale dovrebbe diventare una specializzazione
universitaria, all’interno della quale poter acquisire competenze anche fronteggiando esperienze come il
Pronto Soccorso e frequentando alcuni reparti chiave, nonché le RSA.
Infine, Paolo Malacarne, come candidato capolista per Sinistra Civica Ecologista ma ancor di più in qualità di
medico e professionista, ci chiede di porre l’attenzione su un aspetto molto importante della sanità, della
vita di ogni cittadino, che troppo spesso viene dimenticato e ineluttabilmente trascurato:
“Dopo più di 30 anni di lavoro in rianimazione, posso dire che, oltre alla prevenzione e alla cura della
persona malata, tra i compiti della sanità pubblica vi è anche il dovere di garantire una qualità della morte
che sia dignitosa. I progressi della medicina hanno prolungato la durata media della vita ma questo è
avvenuto sulla cronicità, molti cittadini muoiono alla fine di un percorso di malattia e dobbiamo garantire a
tutti di essere accompagnati fino a una morte che sia il meno dolorosa e il più rispettosa possibile della
dignità umana. Ho la certezza, per esperienza quotidiana e diretta, che questo non avviene, o non sarei
chiamato ad assistere pazienti terminali che vengono in pronto soccorso unicamente per morire. Vorrei che
questo fosse tenuto presente da chiunque arriverà infine in consiglio regionale.”


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