Stoccaggio di scorie nucleari in Toscana: ecco dove sono le aree idonee individuate dal Governo

Si tratta di zone tra Grosseto e Siena. L’ira di Giani “Impossibile fare questo in siti Unesco. Si ricrederanno”

388
Foto da depositonazionale.it

Dopo una lunga attesa, durata oltre sei anni, è arrivato il via libera congiunto tra Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, alla pubblicazione della cosiddetta CNAPI, cioè la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Senza dubbio un problema spinoso, di cui qualsiasi Istituzione locale o cittadino non vorrebbe mai sentir parlare in relazione al proprio territorio.

La CNAPI individua 67 siti in tutta Italia, due sul territorio toscano. News-24 ne ha già parlato qui https://www.news-24.it/nucleare-in-toscana-scelte-due-localita-potenzialmente-idonei-ad-ospitare-le-scorie/. Approfondiamo in questo articolo i dettagli della annosa questione.

CNAPI e Sogin. Procediamo con ordine. La Carta è stata preparata sulla basa di una “vastissima raccolta di dati territoriali”, escludendo progressivamente le aree non idonee, da Sogin, la società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani, cioè dell’insieme di delicate operazioni smantellamento e decontaminazione delle centrali, e della gestione dei rifiuti nucleari.

Cos’è un’area potenzialmente idonea? L’obiettivo della procedura avviata con la CNAPI è individuare dove realizzare il Deposito Nazionale delle scorie nucleari, un “parco”, per così dire, che dovrà ospitare tutte le scorie presenti sul territorio italiano, attualmente dislocate in depositi temporanei, non idonei allo stoccaggio definitivo. Un tema cruciale per il nostro Paese, vista anche la procedura di infrazione europea a nostro carico per la gestione non certo esemplare portata avanti negli ultimi anni. Le aree evidenziate in questa prima fase sono appunto solo potenzialmente idonee, e non tutte equivalenti; ciò porta con sé due conseguenze: la prima è che, a seconda delle loro caratteristiche, certi siti avranno l’ingrata priorità sugli altri; la seconda è che l’idoneità dei siti deve essere confermata, essendo per adesso solo potenziale. La verifica avverrà tramite un dibattito pubblico al quale parteciperanno, si legge sul sito del Ministero dell’Ambiente, enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere. Sulla base dei pareri emersi, la CNAPI sarà aggiornata, e di nuovo sottoposta all’approvazione dei due ministeri coinvolti. A quel punto sarà la CAI, carta delle aree idonee, dopo una procedura fortemente trasparente e partecipata, a porre la parola fine alla questione.

Da dove derivano queste scorie? Nessuna centrale è in funzione sul territorio italiano dal 1987, anno del referendum abrogativo che fermò il programma nucleare, risultato ribadito in seguito anche dal referendum del 2011. E allora perché dobbiamo smaltire scorie? Per diversi motivi. Lo smantellamento dei vecchi impianti non è a costo zero: al loro interno sono presenti scorie che devono essere smaltite. Altri rifiuti pericolosi derivano dalle ordinarie (e importanti) attività mediche; basti pensare ai reparti di medicina nucleare presenti nei nostri ospedali. Completano il quadro le scorie prodotte da centri di ricerca (4 reattori attualmente in funzione sul territorio italiano), e dalle attività industriali. Come detto, parte dei rifiuti è stoccata in siti provvisori, parte è esportata, a costi elevatissimi, verso altri Paesi europei (Francia e Gran Bretagna in primis).

I siti nazionali. La CNAPI individua 67 siti dislocati sul in tutta Italia. Si va da Torino a Viterbo, da Trapani a Potenza, da Oristano a Grosseto. In totale sono 7 le regioni coinvolte: Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. Si leva unanime un coro di protesta. Nessuno vuole le scorie sul proprio territorio.

I siti in Toscana. In Toscana le aree potenzialmente idonee sono due. La prima si trova in provincia di Grosseto, nel comune di Campagnatico. Si tratta di 158 ettari individuati in una zona a ridosso del confine con il comune di Cinignano. La seconda si trova in provincia di Siena, nel comune di Pienza, per un totale di 178 ettari. C’è da sottolineare come le aree toscane non risultino nelle primissime classi di priorità. Dunque, non sarebbero in pole position per la realizzazione del Deposito.

L’ira di Giani e dei sindaci. Il Presidente della Regione Giani, con un post su Facebook, attacca la scelta del Governo. È contraddittorio valorizzare scenari che, come nel caso della Val d’Orcia, diventano patrimoni UNESCO e prevedere poi depositi di scorie di materiale radioattivo, pur frutto di lavorazioni medicali. Sono convinto che il Governo si ricrederà sull’utilità di questa scelta, ipotizzata in aree dove la bellissima Trequanda ai confini della Val d’Orcia, o l’affascinante Campagnatico, immerso nei tratti più belli della Maremma, costituiscono un valore ambientale unico al mondo. Gli fa eco l’assessore regionale all’ambiente Monni, che ribadisce la netta contrarietà alle possibili localizzazioni toscane, pur comprendendo la necessità di realizzare un deposito adeguato allo stoccaggio delle scorie. Legambiente definisce la scelta incomprensibile, mentre i sindaci della Val d’Orcia parlano di proposta irricevibile. No inequivocabile dal Sindaco di Campagnatico Grisanti.

Fonti: https://www.minambiente.it/comunicati/nucleare-pubblicata-la-carta-nazionale-aree-potenzialmente-idonee-al-deposito

https://www.depositonazionale.it/


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.