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Viaggio sull’isola di Capraia

UN PARADISO REMOTO IN CUI IL TEMPO SEMBRA ESSERSI FERMATO.

Tutte le foto a cura di Luca Alessandro Avelardi

Vista dal ponte del traghetto, Capraia appare da lontano come uno scoglio angusto e inospitale, le cui coste frastagliate scongiurerebbero ogni traccia di presenza umana.

Avvicinandosi sempre di più, tuttavia, la realtà che ci si cela davanti è ben diversa: appare improvvisamente un piccolo borgo arroccato su uno sperone roccioso, in cui sono ben visibili i segni di un passato millenario, che lascia poi spaziare l’occhio verso una rigogliosa macchia mediterranea che ricopre tutto il resto della piccola isola Toscana.

L’isola, che si estende per soli 19 chilometri quadrati e che si trova più vicina alle coste della Corsica rispetto a quelle toscane, presenta una natura pressoché incontaminata proprio grazie alla distanza dalla terraferma, che nel corso dei secoli ha permesso una limitatissima antropizzazione della sua superficie, anche in epoca contemporanea.

 

La storia

Le origini di Capraia vanno fatte risalire a circa 9 milioni di anni fa, a seguito a una violentissima eruzione vulcanica, che fece emergere un ammasso di pietra lavica dal fondale marino. Incredibilmente, ancora oggi è possibile vedere i segni di quell’eruzione in un’ampia insenatura nella parte meridionale dell’isola, Cala Rossa, così chiamata per via del colore della roccia lavica che la contraddistingue e che corrisponde al cratere del vulcano semi sprofondato da cui tutto ebbe inizio.

La suggestiva Cala Rossa, dominata dalla Torre dello Zenobito

Nonostante gli insediamenti umani sull’isola si attestino già a partire dall’epoca romana, è in età altomedievale che numerose comunità monastiche si stabilirono su questo scoglio per sfuggire alle persecuzioni romane e per trovarvi un ambiente ideale per potersi dedicare esclusivamente alla preghiera. Nei secoli successivi, colpita da frequenti incursioni piratesche, Capraia passò sotto il dominio di Pisa e di Genova, durante il quale vennero edificati il Forte di San Giorgio e le quattro torri costiere che ancora oggi caratterizzano l’isola: lo Zenobito, la Teglia, la torre del porto e quella del Bagno.

Dopo una breve parentesi di dominio còrso, l’isola fu unita al nascente Regno d’Italia e vi venne istituita una colonia penale, che cessò la sua attività solamente nel 1986. Capraia visse così un periodo di totale isolamento dal continente, che ebbe come conseguenza un massiccio spopolamento degli abitanti verso la terraferma.

Non è un caso se, ad oggi, il Comune di Capraia Isola (con soli 398 residenti) risulti essere il comune italiano meno popolato tra quelli con sbocco al mare.

Veduta dell’abitato di Capraia dalle alture dell’ex carcere

Capraia oggi

Con un passato da isola-carcere ormai lasciato alle spalle, Capraia ha vissuto negli ultimi anni un’importante apertura verso il turismo, grazie alle bellezze naturalistiche e storiche che di cui dispone tra mare e terra. Tuttavia, la lontananza dalla terraferma (il tempo di navigazione da Livorno è di circa tre ore) e la considerazione da parte del turismo arrivato tardivamente hanno reso l’isola un luogo ancora nascosto al grande pubblico, accrescendone ulteriormente il fascino.

Esclusi i mesi di luglio e agosto, in cui le presenze comunque si attestano con picchi di 2000 presenze, il resto dell’anno Capraia è frequentata molto poco, fatta eccezione per la Sagra del Totano, un evento gastronomico che richiama molti visitatori i primi giorni di novembre.

Proprio per questo, l’isola è la meta ideale per chi vuole sfuggire dal turismo dei grandi numeri, per ritrovare un po’ di serenità circondato da mare un mare cristallino!

Ma che cosa offre Capraia al visitatore?

Il Borgo

Il retro del Convento di S. Antonio con il Forte sullo sfondo

Il piccolo nucleo abitato, che si trova in posizione elevata rispetto al porto, è collegato dall’unica strada asfaltata dell’isola, percorribile sia con una camminata di circa 15 minuti, sia con una comoda navetta.

Giunti nella piazza principale del piccolo borgo di Capraia, ci si imbatte subito nella Chiesa di San Nicola, impreziosita da un’ampia facciata candida di gusto barocco e da un bel campanile dai colori vivaci. La leggenda narra che la Chiesa fu edificata a seguito di una statua di San Nicola che fu ripescata in mare.

Addentrandosi nel borgo marinaro, costituito da un groviglio di vicoli strettissimi su cui si affacciano svettanti case dai colori pastello, si giunge alla cosiddetta Torre del Porto, un edificio cinquecentesco che si affaccia maestosamente sulla baia del porto.

Superato poi il secentesco Convento di Sant’Antonio (restaurato nel 2019 e sede in estate del cinema all’aperto), si giunge dopo una breve salita che costeggia il mare davanti all’imponente Forte di San Giorgio, una struttura di epoca genovese che domina l’abitato e l’intero versante orientale dell’isola.

I sentieri escursionistici

Il sentiero scosceso sul versante ovest. Sullo sfondo si intravede la Corsica.

L’unicità di quest’isola sta anche nella fitta rete di sentieri che si diramano dal paese verso tutti i punti più lontani dello scoglio.

Per tutti gli amanti del trekking, Capraia costituisce un vero e proprio luogo ideale, con sentieri di tutte le difficoltà che si sviluppano su precipizi a picco sul mare o nel mezzo della folta macchia mediterranea, che però offrono allo stesso modo panorami mozzafiato.

Il sentiero più straordinario è quello che collega l’abitato di Capraia con la punta meridionale dell’isola. La durata è di circa 6 ore tra andata e ritorno, ma la fatica è immediatamente ripagata dalla vista che di cui si gode nel punto di arrivo, in cui si trova anche la bella Torre dello Zenobito, da cui si possono vedere contemporaneamente le coste dell’Isola d’Elba e quelle della Corsica, ma da cui soprattutto è possibile ammirare dall’alto la Cala Rossa, il cratere semi sommerso da cui ebbe origine Capraia.

 

Un secondo percorso consigliato è quello che dal paese conduce allo Stagnone, un laghetto di acqua dolce che si trova sul versante ovest di Capraia (quello che, per intendersi, si affaccia sulla Corsica).

Questo sentiero ad anello richiede circa 4 ore di camminata, ma permette all’escursionista di percorrere un tratto dell’antica mulattiera in pietra e di camminare per circa un’ora lungo un precipizio a picco sul mare. Inoltre, sulla via di ritorno, ci si imbatte anche nel dismesso carcere dell’isola, oggi in completo stato di abbandono.

Un sentiero poco impegnativo e percorribile in 20 minuti conduce invece dal Forte di San Giorgio alla Cala dello Zurletto, una piccola insenatura dall’acqua cristallina, i cui fondali si prestano bene agli amanti dello snorkeling.

La cala dello Zurletto

Il mare

Come in tutte le isole, anche a Capraia è il mare a far da protagonista ed a costituire il luogo in cui si intrecciano le vite degli abitanti e dei visitatori.

L’aspetto che contraddistingue quest’isola dalle altre dell’Arcipelago Toscano, è che qui le spiagge sabbiose su cui potersi stendere tutto il giorno sono una rarità. L’unica spiaggia interamente di sabbia, che però spesso scompare a causa della marea, è la cosiddetta Cala della Mortola, a nord dell’abitato.

Ovviamente fare il bagno nel mare cristallino di Capraia è tutt’altro che difficile, ma bisogna partire con la consapevolezza che non si sta andando su un’isola come le altre. Tuffarsi nel mare limpidissimo dell’isola è una vera e propria avventura, di cui si può godere dopo esser scesi al livello del mare tramite ripidi sentieri lungo le scogliere: è il caso, per esempio, della Cala della Torretta del Bagno, che si trova proprio ai piedi del Forte di San Giorgio e che deve il suo nome alla presenza di una piccola torre costiera. Dopo una ripida scalinata, da cui è possibile avere un’anticipazione sulla bellezza del fondale, ci si imbatte in alcune rocce piatte, su cui è possibile stendersi comodamente e godere di un mare più che invitante.

La discesa per raggiungere la Cala della Torre del Bagno

Altre calette facilmente accessibili si trovano dalla parte opposta dell’abitato, ovvero in quella che si affaccia sul porticciolo. Per i meno spartani, è possibile noleggiare qui lettini e ombrellone, e potersi rilassare a pochi metri dal mare con meno dispendio di energia.

In ogni caso, il miglior modo per andare alla scoperta dei tesori marini dell’isola di Capraia è affittando un gommone. In circa mezz’ora di navigazione si raggiungono le principali baie nascoste della parte meridionale dell’isola, tra cui la già citata Cala Rossa, i cui fondali possono riservare sorprese inattese, come le sempre più rare cernie.

 

Il fascino di quest’isola selvaggia, in cui tutto sembra un’avventura insolita su una roccia in mezzo al mare, la rende un luogo dove sembra di trovarsi in una dimensione di distacco dal mondo, in cui la natura ci proietta in un ambiente remoto, un mondo quasi perduto rispetto vita di ogni giorno.

Gli abitanti di Capraia, infatti, isolati da sempre dalla terraferma, hanno saputo sfruttare nel corso dei secoli la piccola superficie dell’isola, mantenendo però un fortissimo legame con la natura. Un rapporto che è ancora oggi molto stretto, che ha reso l’isola un luogo incontaminato e di rara unicità, aspetti sempre più inconsueti nell’Italia di oggi, sempre più votata allo sfruttamento straziante dei territori naturali.

Non è un caso se, all’inizio del giugno del 2020, alcuni pescatori capraiesi avrebbero visto spuntare dall’acqua la testa di una foca monaca, specie che nelle acque dell’isola non si vedeva dagli anni Sessanta. Un evento che, se confermato da altri avvistamenti, costituirebbe un evento epocale per questa perla del Mediterraneo, remota, nascosta, schiva agli occhi del grande pubblico.

 


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