Piazza di Roccagorga. Foto di Paola Ottaviani
Piazza di Roccagorga. Foto di Paola Ottaviani

Le ultime vittime ci sono state stanotte a Padova e Catanzaro.

Il femminicidio sta raggiungendo numeri elevati, aumentati durante questa pandemia.
Fare il punto della situazione non basta. Occorre agire al più presto. E su più fronti.

Chi vive tranquillamente neanche immagina in quale inferno vivano le donne che subiscono le ire e la perdita di controllo di un marito padrone.
Basterebbe un attimo entrare in queste case dove regna la violenza e immedesimarsi nella donna che la subisce.
Una vita faticosa la sua. Vittima tra le quattro mura, lei e i figli, che, molto spesso minori, assistono passivi e impauriti a queste quotidiane violenze.
Con quali occhi questi bambini guarderanno il mondo di fuori? E quali colori potranno mai vedere?

Un bambino anche se molto piccolo si accorge di quello che sta succedendo. Si accorge della tensione, sente le grida e vede bene i segni delle botte sulla madre. E vorrebbe aiutare questa madre in preda al terrore.

Le ferite psicologiche sociali, morali, culturali, fisiche ed esistenziali su questi ragazzi sono permanenti.
Secondo la ricerca europea Daphne III, infatti, il danno recato all’infanzia nell’arco dei primi 15 anni di vita è tale da indurre i figli a negare il desiderio di formare una famiglia e di avere una relazione di coppia per paura di ripetere il comportamento di cui sono stati testimoni.

Il tema dalle mille sfumature, arriva finalmente anche nelle stanze decisionali.
La Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio sta affrontando, proprio in questo periodo temi importanti, come la violenza di genere, il fenomeno della PAS (Sindrome da alienazione parentale) e quello dell’affido dei minori nelle separazioni per violenza domestica.

Se lo denuncio mi portano via i figli?

Le donne prima di decidere se denunciare o meno si fanno sempre questa domanda:
Nelle cause di separazione per maltrattamento, riferiscono i Consulenti tecnici dei tribunali (CTU), alla donna molto spesso vengono tolti i figli. Il motivo è che giudici pensano che lei, vittima di violenza domestica, possa condizionare in maniera negativa il rapporto del figlio con il padre. E se il figlio non vuole frequentare il padre, lo fa solo perché “plagiato” dalla madre.

Il figlio quindi viene tolto alla madre, affidato ai servizi sociali e obbligato a frequentare il padre.

Ci si chiede allora quanto nei tribunali sostengano le ragioni delle donne. Abbiamo lottato e lo facciamo ancora affinché le vittime di violenza sessuale non vengano “violentate” una seconda volta, anche se a livello psicologico, nei tribunali. E lo chiediamo anche in questo caso.

Anche in questo contesto, infatti, gli ufficiali giudicanti non si chiedono se l’uomo violento sia un genitore adeguato, ma giudicano e mettono sotto processo la donna. Giudicano la donna, ancora una volta. Giudicano se lei sia adeguata a fare la genitrice. Giudicano se lei che subisce già le botte giornaliere, sia all’altezza del suo compito.

E’ assurdo, ma è così. Tanto che dalle statistiche e dalle cronache viene fuori un fatto eclatante. Molte donne non denunciano per paura di vedersi private dei figli. E lo gridano forte anche alle altre …non denunciate perchè poi vi vengono tolti i figli.

Tante le storie al riguardo. Una su tutte: quella di Maria Assunta Pasca di Maglie. La donna, una educatrice di tutto rispetto e che ha subito danni permanenti alle gambe per le botte subite dal marito, si è presentata in Tribunale sorreggendosi a una stampella. Mai si sarebbe aspettata una così assurda sentenza. Quel giorno le hanno tolto il figlio, lo hanno affidato al padre e messo in una casa famiglia.

Il suo urlo di dolore lo hanno sentito in tanti. E non possiamo far finta di niente

Non possiamo infatti ancora una volta relegare alla solitudine, al silenzio e all’impotenza queste donne vittime di uomini.

Dobbiamo agire. E in fretta.

Lo dicevamo, qualcosa si muove. In maniera flebile, ma si muove.
Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, s’è fatta la giusta domanda: un genitore violento, ha ancora diritto di essere genitore?


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Mariassunta D'Alessio
Giornalista, scrittrice e blogger, con parecchi anni di giornalismo alle spalle. Ho iniziato a Latina Oggi, giornale appena nato e poi al Messaggero. Quindi a Roma per più di 20 anni, negli uffici stampa dei Ministri dell'Economia e Finanze e dell'Istruzione, Università e Ricerca. Qui ho diretto la redazione scientifica di Researchitaly, portale della Ricerca Internazionale. Un'esperienza unica quella di Roma, che mi ha portato a vincere importanti premi di giornalismo, come cronista, come miglior addetto stampa nella Pubblica Amministrazione e come scrittrice. L' ultimo è il premio Camilla. Mi occupo di Pari opportunità praticamente da sempre. Ho scritto libri e realizzato interviste a donne e uomini importanti. Fiera di averne fatte tre alla professoressa Rita Levi Montalcini ( compresa l'ultima concessami prima di morire), e poi a Margherita Hack, Umberto Veronesi e tanti altri, scienziati, politici, ministri, etc. Ora eccomi qui, a occuparmi di nuovo della mia città.