‘Niente di personale’, l’anima nera e sociopatica del killer di Giorgio Ballario

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Il nuovo romanzo dell’autore piemontese Giorgio Ballario ha un titolo emblematico: ‘Niente di personale’, con protagonista un killer alienato e asociale giunto alla sua ultima missione, uccidere una bella e affascinante donna.

Ritorna l’anima noir di Giorgio Ballario. E ritorna con ‘Niente di personale’ (Ed. Il Capricorno, pp 222, euro 12), un nero metropolitano, fatto di periferia, degrado, frustrazioni, in una Torino di uomini e donne che si trascinano nel domani avvolto dall’inquietudine e dall’assenza di prospettive. Per stessa ammissione di Ballario questo suo nuovo romanzo è liberamente ispirato a ‘Gli ultimi giorni della vittima’ dell’autore argentino José Pablo Feinmann, terra e produzione letteraria cara all’autore torinese.

Dante Finazzi è un killer a pagamento, avviato sul viale del tramonto, che si muove in una Torino di intrallazzi, feste, periferia e colline sentimentali, e che si muove al rallentatore e velocemente come fosse un tango maledetto e malinconico. Chiamato da un suo cliente storico, Finazzi ha un compito facile facile da assolvere: eliminare Petra, un’affascinante donna. In cuor suo, il killer sa che questa con molta probabilità sarà la sua ultima missione, poi, chissà, se ne andrà a svernare da qualche parte nel mondo, forse nelle campagne dell’Uruguay, ma c’è qualcosa che lo frena in questo incarico. Innanzitutto, la vittima è una donna, una bella donna, e più ci sono cose e questioni che non gli sono chiare. Ma questo fa parte del suo mestiere, lui infatti non si preoccupa del perché un’organizzazione lo chiama e lo invita a togliere qualche concorrente o testimone scomodo. È il suo mestiere. Punto. E poi lui ha la sua metodologia: tampina e spia la futura vittima per giorni e giorni, entrando quasi in simbiosi con lei, studiando il mondo che la circoscrive. E in questi pedinamenti scopriamo una Torino bella ma forse senz’anima, resa più vivace dal clamore dei Mondiali di calcio Italia 90, quando la città della Mole ospitò tra le altre la tifoseria del Brasile.

Il romanzo ‘Niente di personale’

È un solitario Finazzi, ma non vive nemmeno di ricordi, ha derubricato le emozioni positive e l’amore, ha preservato soltanto il sincero e disinteressato sentimento d’amicizia con Mario Saracco, un lupo solitario che ha un rifugio nella provincia astigiana, suo ex compagno di scorribande criminali. Così, le giornate di Finazzi scorrono lente, omologate, senza sussulti, quasi noiose, ed è questo il fascino perverso del romanzo di Ballario che fa correre spedite però le amarezze interiori del protagonista, confinato nella sua solitudine, nella sua anaffettività ormai cronica, appena lenita da una sveltina con qualche storica prostituta. La sua vita è piegata su quella degli altri, un po’ per deformazione professionale un po’ per necessità di sopravvivenza, accentuando la sua alienità rispetto alla società. Finazzi si accorge che è a fine carriera, amplificando il suo essere sociopatico, quando si trascina da una parte all’altra della città seguendo e inseguendo la vita della sua futura vittima. Ma l’ultima missione è davvero l’ultima? E cosa nasconde di così morboso la vittima Petra? E perché quest’indolenza che è sopraggiunta e si è impadronita di lui? Lo scoprirete nelle ultimissime righe di questo romanzo che berrete come un Campari, amaro e dissetante.


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